La Notte in cui tutte le prede si (s)velano

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Ora l’identità è svelata, anzi velata, da una mascherina, sanitaria o meno. In un contesto in cui l’arte visiva, almeno fino all’era pre-covid, si dilettava e ci dilettava con varie sperimentazioni tese all’indeterminazione dell’identità dei soggetti raffigurati (vuoi per immagine pittorica, vuoi per immagine fotografica, vuoi per immagine video, vuoi per immagine a tre dimensioni) e alla de-formazione del corpo e alla in-formazione sul corpo fa un certo effetto vedere alcuni degli scatti di Caterina Notte che ci consegnano gli sguardi di giovani fanciulle la cui identità è paradossalmente (s)velata attraverso i veli di garze mediche che ne avvolgono i volti lasciando scoperti gli occhi.

Lei, Caterina Notte, dice: è il ribaltamento del ruolo preda/predatore (non per niente una serie i questi scatti si chiama Predator), per cui chi punta lo sguardo sull’immagine diventa la preda e il guardato diventa predatore: sarà la potenza dell’immagine d’arte, a rendere possibile questo slittamento semantico?

Il dolore passa, la bellezza resta“, diceva Renoir e noi pensiamo proprio così guardando questa serie di scatti: le bende determinano in noi una reminiscenza di dolore ma nello stesso tempo non possiamo fare a meno di restare attratti dall’esuberante bellezza normale (chè le modelle sembrano venire proprio da lì, dalla straordinaria e misteriosa normalità) di quei soggetti.

Lei, Caterina Notte, dice: responsabilità sociale dell’arte e infatti il suo lavoro è concentrato sulla donna e sull’impossibilità di essere debole anche nell’apparente fragilità.

Caterina Notte, che già nel nome ha qualcosa di artistico, nasce economista (studi alla Sapienza di Roma) e poi approda all’arte, nello specifico alla fotografia (e al video) seguendo evidentemente la sua seconda indole ( o prima? o plurima?), al punto che l’indole si è trasformata in lavoro, con mostre per ora a Roma, Monaco, Milano, Praga e Santiago del Cile per citarne alcune. Siamo ancora agli inizi, perché come diceva Bon Scott “it’s a long way to the top…“, ma questa indagatrice del femminino, (per rubare impunemente le parole al Faust di Goethe) che ci trasmette la complessità del femminile può raggiungere …obiettivi sempre più interessanti.

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Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista, Ordine Nazionale dei Giornalisti. Laurea in Filosofia presso Università degli Studi di Milano, Filosofia del Linguaggio-Orientamento Logico-epistemologico. Responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e attualmente conservato al Centre Pompidou di Parigi. Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/

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