Per “mangiare” con la cultura bisogna…fare cultura

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CENERENTOLA_Rossini all' Opera ph GiorgioSottile

Nato nel 2006, SEGNI (a Mantova si è appena conclusa la quindicesima edizione, 31 ottobre-8 novembre 2020) è uno dei più importanti eventi e modelli internazionali d’arte e teatro per ragazzi in Europa: coinvolge ogni anno circa 40 compagnie da tutto il mondo ed è un punto di riferimento per gli addetti ai lavori italiani e internazionali (direttori artistici, buyer, artisti, critici teatrali).

Tutti i più bei luoghi architettonici e storici della città di Mantova hanno fatto da cornice a spettacoli e performances. Ovviamente in questo 2020 il Festival ha dovuto confrontarsi con una contingenza molto complessa per lo spettacolo dal vivo ed è stato quindi un festival tra on e off line grazie a SEGNI IN ONDA, piattaforma che ha permesso di seguire il festival da tutta Italia. SEGNI IN ONDA è stato immaginato come un grande foyer, da cui seguire gli eventi in diretta streaming e on demand. I contenuti – circa 70 ore – sono tuttora disponibili non solo per il pubblico – nazionale e internazionale – ma anche per gli operatori di settore, per bambini e famiglie (fino al 30 novembre 2020), collegandosi al sito segnidinfanzia.org, all’app Festival Segni o direttamente all’indirizzo web segninonda.org.

CENERENTOLA Rossini all’Opera ph GiorgioSottile

In questo clima pandemico cosa significa gestire lo spettacolo dal vivo? Quali le strategie di sopravvivenza? E che ruolo può avere la cultura per la ricchezza di un Paese? Quella che segue è l’intervista a Cristina Cazzola, direttore artistico del festival.

Dirigi Segni dal 2006: togliamo il 2020, cosa è cambiato fino al 2019?

Segni inizialmente accoglieva solo compagnie internazionali poiché in Italia, diversamente, non c’erano occasioni per vederle esibirsi. Dal punto di vista dei contenuti, col tempo, il festival è diventato sempre di più un luogo di scambio fra artisti internazionali e nazionali, un momento di crescita e di formazione per tutto il settore. Quando il festival è nato il pubblico d’elezione era formato da bambini, famiglie e scuole con un target prevalentemente riguardante la fascia 18 mesi-10 anni. Dal 2014 abbiamo provato a elevare l’età dei nostri spettatori con progetti destinati all’adolescenza, di audience development, e da quell’anno il nostro pubblico ha iniziato a comprendere bambini e ragazzi dai 18 mesi ai 18 anni.

Dopo la pandemia credi che lo spettacolo via web rispetto a quello dal vivo sarà un po’ come il Kindle rispetto al libro di carta? Ci sarà veramente un modo alternativo di fruizione di fianco a quello vecchia scuola

Credo che oggi non possiamo avere ancora ben chiaro cosa e come sarà il teatro sul web nel futuro e quale sarà il suo posizionamento e la sua funzione. Quello che so è sicuramente che cambierà alcuni modi di fare teatro, ci sarà un grosso impatto sull’estetica perché ci costringerà a prendere in esame tutti i linguaggi dal punto di vista visivo. Dovremo forzatamente riflettere su quella che sarà la nostra proposta e su come rendere comunicabile ciò che facciamo. Se saremo capaci di usare bene lo spazio del web, selezionando in modo accurato i contenuti, curandone la proposta e il confezionamento, sicuramente potremo avere un impatto indiretto di ampliamento del pubblico che conosce e ama il teatro. Non un accanto, quindi, ma una complementarietà che non dovrà doppiare l’esperienza ma arricchirla.

Il Giornale OFF intervista Cristina Cazzola direttore artistico di Segni

Ti occupi da anni di management culturale con un occhio all’estero: cosa deve imparare il sistema Italia dagli altri e da chi in particolare

Sicuramente il sistema Italia deve imparare qualcosa dall’estero, i policy maker in primis, purtroppo. Politica e istituzioni devono capire che non è più possibile fare progetti di breve respiro, ma iniziare a ragionare sul lungo raggio, su triennalità o anche quinquenni che permettano agli enti di costruire processi complessi. È necessario investire sulla produzione, essere più lungimiranti anche in materia di rendicontazioni e in quegli aspetti che tendono alla verifica delle azioni fatte, che non possono essere svolte – come accade in Italia – solo su parametri numerici e quantitativi ma anche sulla base di relazioni di verifica, intese come costruzione della relazione tra artisti e policy maker, in cui viene indagata la reale efficacia delle azioni messe in campo. È anche fondamentale dedicare uno spazio alla ricerca, alla sperimentazione poiché se questo non accade nell’arte, mi domando in quale altro spazio questo possa avvenire.

La tua ricetta per rendere profittevole la cultura in Italia

Se avessi questa ricetta probabilmente non dirigerei un festival a Mantova ma sarei al Ministero, e la cosa non mi interessa assolutamente. La “ricetta” che vedo applicata in altri paesi è “fare”: per rendere profittevole la cultura è necessario farne e farne tanta. E questo vale per tutti i settori, investire significa poi guadagnare e trasformare. Purtroppo se non si investe, non si guadagna.

Il tuo primo provvedimento se fossi Ministro della Cultura

Se fossi il Ministro della Cultura la prima cosa che farei sarebbe quella di guardare cosa fa davvero la cultura. Osserverei tutti i piccoli enti e cosa stanno facendo, studierei proprio questi per capire quali sono le reali capacità di resilienza di un territorio e di un settore, cosa che purtroppo spesso non viene fatta. Non mi limiterei a emanare provvedimenti che si riferiscono agli enti più grandi e strutturati ma guarderei cosa possono fare gli enti di più piccole dimensioni, perché sono il sottobosco che rende vitale il settore e ne determina il reale impatto produttivo. Sicuramente studierei, ascolterei molto e cercherei di comprendere bene come sta reagendo il mio settore , andando a caccia di buone pratiche dalle quali partire per costruire policy e bandi.

Il Giornale OFF intervista Cristina Cazzola direttore artistico di Segni
IDA la signora della fermata del bus – Teatro della Tosse – Genova

Questa edizione di SEGNi affronta anche il concetto di trauma: cosa pensi che ci riserveranno gli artisti … DOPO?

Anche qui purtroppo non ho la bacchetta magica per sapere cosa ci riserveranno gli artisti dopo. Credo però che il trauma si vedrà nel settore da un lato attraverso un’iperproduzione, dall’altro con una trasformazione delle opere e dei prodotti artistici che non potranno avere una capacità di visione e processi produttivi complessi e impegnativi come prima.

Cosa consiglieresti a uno sbarbatello che volesse fare il tuo mestiere?

Ad uno sbarbatello che vuole fare questo mestiere direi di studiare tantissimo non solo teatro ma anche musica, di acquisire competenze acrobatiche e di management, di conoscere e approfondire il settore in cui vuole lavorare sotto tutti gli aspetti. Gli spiegherei che è uno dei mestieri più difficili che si possano fare, perché ti dà una grandissima libertà ma ti richiede al contempo la capacità di reinventarti in continuazione e un rigore pazzesco che ti devi dare da solo. Sicuramente gli consiglierei di trovare un posto dentro se stesso in cui depositare l’idea che non avrà mai un mestiere ma se lo dovrà inventare ogni giorno. Una volta raggiunta questa consapevolezza, sarà in grado di affrontare tutto, anche nei periodi di crisi. La differenza tra gli enti che stanno riuscendo ad andare avanti e quelli che faticano e forse, ahimè, dovranno chiudere, sta in questo: chi fino ad ora si è appoggiato ad una logica un po’ assistenzialista dovrà necessariamente reinventarsi. Magari resisterà un anno tagliando le azioni da mettere in campo, e quindi i costi, ma non sarà un metodo sostenibile a lungo termine. Chi da sempre si reinventa saprà farlo anche ora e forse sarà più resiliente, ma nulla si può predire. E’ come il passaggio di uno tsunami o di un incendio in un bosco, dipende da come brucia il legno e da come soffia il vento. Restando nella metafora del bosco però, voglio chiudere con una speranza che è la vera unica soluzione che possiamo mettere in pratica e l’unica possibilità che sta nelle nostre mani. Le piante sono organismi altamente cooperativi hanno capacità di comunicare fra di loro che usano per salvarsi la vita, ne parla, insieme ad altri, Peter Wohlleben in La vita segreta degli alberi. Spero che sapremo scoprire la vita segreta degli artisti e che sapremo salvarci tutti insieme comunicando fra di noi e facendo emergere la nostra rilevanza come settore e la nostra importanza per la società, cosa che fino ad ora non sembra abbiamo saputo fare.

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Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista, Ordine Nazionale dei Giornalisti. Laurea in Filosofia presso Università degli Studi di Milano, Filosofia del Linguaggio-Orientamento Logico-epistemologico. Responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e attualmente conservato al Centre Pompidou di Parigi. Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/

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