La controcultura giovanile anni ’70 vista da un solitario

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Foto di stuart hampton da Pixabay

Quello di Roberto “Juri” Camisasca, cantautore attivo sin dagli anni ’70, è un percorso totalmente fuori dal comune: dopo aver collaborato con celebri artisti come Franco Battiato, si è ritirato per oltre un decennio in un monastero benedettino, per poi ricominciare a suonare ma sempre cercando di seguire una strada non convenzionale, che lo ha portato ad approcciarsi alla spiritualità sotto varie forme, approcciandosi sia al cristianesimo che all’induismo.

Un personaggio solitario, che rifugge l’esibizionismo tipico del nostro tempo, ma che ha comunque acconsentito a parlare di sé in La risposta è nel silenzio (La Vela, 2020, 128 pagine, 12 euro), libro-intervista curato dal musicologo Antonello Cresti.

Nonostante sia un piccolo volume, nelle sue pagine vi è concentrata una profondità di pensiero più unica che rara. Camisasca si racconta partendo dalla sua infanzia agli inizi della sua carriera, e di come ha vissuto il contesto della controcultura giovanile degli anni ’60 e ’70. Cresti lo spinge a parlare dei suoi album di maggior successo, quali La finestra dentro e Il carmelo di Echt. Non mancano domande anche su temi pesanti, quali il rapporto con la morte, che per Camisasca è in parte segnato dall’aver perso molto presto i genitori.

Alle domande e risposte spesso si alternano brani di poesie, canzoni e altri saggi musicali. I due autori del libro avevano già lavorato assieme a un precedente progetto, il documentario Non cercarti fuori.