Castellitto: “La felicità un sentimento da impiegati, la libertà da artisti”

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Vincitore a Venezia nella sezione Orizzonti per la miglior sceneggiatura il film I Predatori, presente alla Festa del Cinema di Roma nell’ambito di Alice Nella Città, è l’opera prima di Pietro Castellitto figlio d’arte di Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto. Il primo pensiero è che il giovane cineasta sia un raccomandato di ferro e invece la sua pellicola da lui scritta, diretta e interpretata si rivela un prodotto molto interessante. Che sia lo strike del principiante?

Da cosa è nato il film?
Non andava benissimo come attore e poiché il mestiere di sceneggiatore e regista non si conciliano propriamente con quello recitativo ho deciso di dedicarmi completamente alla scrittura. Il paradosso è proprio che sono riuscito a fare questo film a causa della rinuncia ad essere attore.

Ma interpreti il protagonista….
Quando si è deciso di fare il film, essendone il regista, ho dovuto interpretarne tutti i personaggi facendo un lunghissimo esercizio di recitazione che mi ha aiutato a recuperare il ruolo di attore.

Hai iniziato a scrivere la sceneggiatura de I predatori a 22 anni ora che ne hai sei in più il film è pronto per la sala, quali sono state le difficoltà nel realizzarsi nel settore cinematografico per un giovane come te?
Io penso che oggi in Italia un giovane che vuole fare un film non debba fare i conti con una fronda giovanile di geni assoluti anche perché i film ultimamente si assomigliano un po’ tutti. Certo esistono delle regole che si tramandano da sempre, regole assurde delle quali non comprendo il senso.

Quanto c’è di Pietro in Federico, il protagonista del film?
Direi un buon 35% (36% sussurra il produttore di Fandango Domenico Procacci). Sicuramente Federico è il personaggio più autobiografico della storia. Ciò che ci unisce è un certo confine fra gentilezza e nevrosi. Federico è molto gentile ma presto diventa irascibile, ecco questo aspetto un po’ mi riguarda mentre non mi ritrovo assolutamente nell’alienazione del personaggio: io so mimetizzarmi meglio.

Nel mondo di predatori che descrivi, chi sono le vittime?
I predatori sono tutti gli adulti della storia mentre i più giovani, Federico e Cesare, sono le uniche vere vittime nel senso che non predano nessuno.

La speranza si percepisce poco, l’hai contemplata?
La speranza è nella libertà molto più che nella felicità, almeno secondo me. Ritengo che la felicità sia più un sentimento da impiegati mentre la libertà è da artisti. Le due famiglie protagoniste lottano entrambe per essere libere dalla nuvola rappresentata dalla figura di Vinicio Marchioni il quale all’inizio della storia invade la famiglia proletaria innescando tutta le serie di situazioni che tessono la trama.

Quando hai iniziato a raccogliere le informazioni che hai fatto confluire nel film?
Avevo 21 anni. Negli anni a seguire c’ho rimesso mano ma la struttura narrativa è rimasta la stessa. Direi che il lavoro più grande è stato quello di “Levare” visto che il film è una sorta di contenitore pieno di vissuto. In fondo le opere prime sono come dei testamenti nel senso che lo spirito del film è il mio e ha a che fare con la mia vita e con gli ambienti che ho frequentato. Guardandomi indietro ho visto un mix di situazioni che mi è sembrato naturale trasformare in un film.

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