Quando Salvatore Fiume rifiutò quella mostra al MOMA di New York…

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Visitare la Fondazione Fiume è più che un'impresa immersiva, è un'impresa labirintica ungo una serie di
Esempio come ipotesi, 1987, fonte Fondazione Fiume

Salvatore Fiume non è mai stato un cupo pessimista, un pittore della nomenklatura ufficiale dei nichilisti occidentali anti-Occidente. La prima cosa che colpisce è il suo inesauribile buon umore“.

Così scriveva Alan Jones nell’introduzione della monografia Skira Salvatore Fiume. 1915-1997, sistematizzando con poche parole efficaci forse il tratto distintivo dell’eclettico artista (pittore, architetto, scenografo, scrittore) nato a Comiso in Sicilia e vissuto, fra numerosi viaggi, in un punto di quel letterario “oceano padano” che è Canzo, nel triangolo lariano, dove dal 2006 ha sede la Fondazione Fiume, che è la stessa filanda ottocentesca che il Maestro prese come studio.

Visitare la Fondazione Fiume è più che un’impresa immersiva, è un’impresa labirintica: l’edificio si sviluppa su diversi piani per 2700 metri quadrati e si caratterizza per una serie di corridoi, spazi e scale a chiocciola che fanno quasi perdere il senso dell’orientamento.

All’interno di questo “castello” una volta c’era un enorme organo da chiesa (poi donato dal Maestro alla chiesa del comune limitrofo), mentre in cortile troneggiava un aeroplano (anch’esso voluto dal Maestro).

Sono invece tuttora presenti il forno dove venivano cotte le ceramiche, una sala proiezioni da 300 posti, una stamperia, un’enorme ed elegantissima sala/abitazione, lo studio in cui il Maestro dipingeva e lo spazio in cui invece scriveva e numerose altri luoghi che solo approssimativamente e per riduzione possiamo definire “stanze”. E infine (si fa per dire) una gigantesca parete mobile, spostabile con un argano e un telecomando, superficie per la realizzazione di più quadri.

Visitare la Fondazione Fiume è più che un'impresa immersiva, è un'impresa labirintica ungo una serie di "stanze" (si per dire) delle meravigli
fonte Fondazione Fiume

Dentro questo dedalo di passaggi e spazi campeggiano le opere del Maestro, dalla pittura ai disegni alle sculture, con numerose testimonianze fotografiche: di lui hanno scritto i grandi (Alan Jones, Elena Pontiggia, Enrico Crispolti fra gli altri) e i grandi hanno conosciuto lui (Savinio, Maria Callas, Gio Ponti, Dino Buzzati, Adriano Olivetti, l’imprenditore Barilla, Alfred Barr Jr direttore delle collezioni del MOMA, solo per citarne alcuni).

Proprio Alfred Barr Jr nel 1949 gli propose una mostra al MOMA per il 1951 ma Fiume disse no grazie perché secondo lui era troppo in là nel tempo. Barr dovette accontentarsi del quadro Isola di statue tuttora presente nella collezione del museo americano.

Nel 1950 Fiume partecipa alla Biennale di Venezia e dal 1952 inizia a curare la scenografia di diversi spettacoli alla Scala di Milano disegnando anche gli abiti di scena della Callas, mentre Gio Ponti gli commissiona un enorme dipinto (48 metri per 3) per il Transatlantico Andrea Doria, che sparirà nel luglio 1956 insieme alla nave al largo dell’isola di Nantucket.

In mezzo e dopo, oltre ai viaggi, un’indefessa attività sia espositiva (gallerie e spazi pubblici) che artistica (i disegni metafisici, le Città di Statue, i dipinti per la Buitoni, i Centauri e gli Antropotauri, le ceramiche, il Ciclo dei Beat, il Ciclo Giapponese e quello Balinese, la serie delle Ipotesi, le Alleanze Pittoriche e tantissimo altro).

La guida del Maestro furono i pittori italiani del Quattrocento (Paolo Uccello) e quelli spagnoli del Seicento (Goya): la sua era una pittura pastosa, viva, mossa, Isabella Far l’avrebbe definita “bella materia colorata” ed era straordinariamente moderna pur vibrando di “antico”.

Anche se il tempo non c’entra niente: “I tempi della storia dell’arte si mescolano così bene nella mia mente che i millenni finiscono per formare una unica epoca senza data. Questa è la condizione che mi permette di trasferire nei miei quadri i giochi della memoria, i capricci della mia natura ironica, le spericolate scorribande nella storia dell’arte”.

Fondazione Salvatore Fiume
Via Alessandro Verza 68
22035 Canzo (Como)
tel. 031 684 936
fondazione@fiume.org

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Emanuele Beluffi
Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista, Ordine Nazionale dei Giornalisti. Laurea in Filosofia presso Università degli Studi di Milano, Filosofia del Linguaggio-Orientamento Logico-epistemologico. Responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e attualmente conservato al Centre Pompidou di Parigi. Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/