Apparizioni e Bagliori Metropolitani in Luigi Russolo

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Una serie rivela al pubblico una produzione poco nota dell'artista, sapiente dal punto di vista disciplinare, con un segno mutevole a seconda del soggetto
Luigi Russolo, Il trionfo della morte , 1908-1909, acquaforte e acquatinta. Collezione Sangalli

Tredici piccole finestre sul Simbolismo. Una piccola collezione nella collezione della Casa Museo Boschi Di Stefano con l’opera incisoria di Luigi Russolo, prima dell’incontro con Boccioni e con il Futurismo.

La mostra Apparizioni e Bagliori Metropolitani in Luigi Russolo, in corso a Milano fino al 16 agosto, è un viaggio tanto breve quanto intenso tra il mistero di alcune tematiche care all’artista tra il 1906 e il 1909.

L’allestimento al terzo piano della casa-museo, in spazi recentemente aperti ad accogliere progetti temporanei, è frutto del prestito della Collezione Sangalli di Arcumeggia, a cura di Eleonora Fiorani con la collaborazione di Progetto Logos.

Le piccole incisioni di Luigi Russolo (1885-1947) sono opere ad acquaforte, acquatinta e puntasecca nella tiratura realizzata nello studio lavanese di Marco Costantini, conosciuto dal maestro durante gli ultimi anni di vita trascorsi nel ritiro sul lago Maggiore.

Una serie rivela al pubblico una produzione poco nota dell’artista, sapiente dal punto di vista disciplinare, con un segno mutevole a seconda del soggetto ma sempre caratterizzato da un drammatico chiaroscuro. Racconta la trasformazione della vita, delle sue condizioni e dei nuovi ideali sociali, ma anche la crisi del soggetto, nella rappresentazione del reale da un punto di vista interiore.

Le tre principali tematiche presenti, La Morte, la Città e la Maternità rispecchiano quella matrice simbolista e decadentista, alla base di uno sviluppo espressivo verso la visione compiutamente futurista di Movimenti simultanei di una donna (1912-13).

Di fronte all’incisione di Russolo si resta sorpresi da un linguaggio inaspettato rispetto alla ben più nota immagine futurista, ma si rintraccia in questi lavori l’osservazione attraverso la nuovissima invenzione della fotografia, che lega il personaggio all’interesse crescente per la Scienza e la Tecnica. Una passione che lo porterà ad essere un “compositore futurista”, partendo dallo studio dei rumori per creare e teorizzare una musica di “Intrarumori”, suonata con strumenti ideati da lui stesso.

La stessa rottura futurista con gli schemi espressivi e compositivi del passato, proviene in parte dalla matrice simbolista, fondamentale in queste opere in mostra.

L’immaginario del Simbolismo ha avuto a sua volta una portata rivoluzionaria nella Storia dell’Arte: nel voler rappresentare qualcosa che si unisce alla realtà e contemporaneamente la trasforma, nel volgere lo sguardo verso l’interiorità del soggetto e la sua modificazione.

Tra le opere più interessanti, segnalate da Eleonora Fiorani, troviamo infatti Il Trionfo della Morte e Carezza-Morte. In esse si legge una complessa rivisitazione dell’iconografia della Morte, alimentata dalle interpretazioni di Nietzsche sul Tragico e da tutto un immaginario letterario e musicale dell’epoca (Mann, D’Annunzio, la mitologia wagneriana…), nell’inevitabilità della sua presenza. Nel Trionfo della morte del 1908-09 un sole nero attraversa con i suoi raggi due corpi distesi, maschile e femminile a rammentare il genere umano nella comune predestinazione, mentre la scarsa luce è invasa da ombre invadenti. Carezza-Morte ( 1909) è uno scheletro, la Morte per eccellenza senza più alcun attributo umano, che si avvicina e sfiora la vitalità dell’età più tenera: un ricongiungimento con la fragilità e la grazia nella meditazione di ciò che resta tragicamente ineluttabile.

Spicca anche il volto inquieto di Nietzsche: nella suggestiva acquaforte e acquatinta del 1909, dove la chioma del filosofo si unisce in un abbraccio a a quella fluente della donna ritratta sullo sfondo scuro. Essa personifica la Follia, nella composizione circolare che amplifica la connessione simbolica tra le due figure.

Altrettanto significativo il ritratto della madre, con quegli occhi sgranati non rivolti all’esterno ma dentro di sé, che appare come l’idea, il senso dell’essere madre, mentre all’orizzonte dello skyline di città silenziose sbuffano le ciminiere dell’operosità moderna, la fabbrica. In queste incisioni è la città un soggetto e non uno scenario, e in quanto tale fa emergere una sua dimensione esistenziale. E’ uno spazio di energia sottolineata dalle linee di una geometria fisica e metafisica, che accoglie sparute figure.

Ho parlato di collezione nella collezione perché esiste una consonanza temporale tra le opere del Novecento esposte nella casa museo, e perché le incisioni di Luigi Russolo sono ora in mostra in un luogo che ha molto in comune con la loro provenienza. Sia la collezione Sangalli che la Boschi Di Stefano sono ospiti di un luogo vivo e da vivere per l’arte del proprio tempo, con mostre temporanee attive, continuando la ragione della nascita della collezione nella tradizione dei padroni di casa.