Il Montanelli di Luca Vernizzi, quasi uno screenshot dal passato

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Il Montanelli di Luca Vernizzi nacque da un accidente: in posa a casa sua per il ritratto, ad un certo momento cambiò posizione, immerso com’era nella lettura del “suo” Giornale: Luca realizzò che quella seconda posa fosse assai preferibile alla prima, ma, come ci racconta l’artista stesso in un suo foglio manoscritto datato 19/12/1976, “[…]mi affrettai subito ad aggiungere che era meglio così. Gli vedevo benissimo infatti uno dei suoi acutissimi occhi chiari, al di sopra della mano che teneva il foglio. Troppo tardi. Riprese, per cortesia, l’atteggiamento iniziale“.

Facciamo un salto temporale. 2020. Fingiamo di non sapere che il ritratto sia stato realizzato 44 anni fa e che, anzi, sia stato fatto adesso. In un primo momento diremmo che Montanelli volga lo sguardo accigliato a quei disperati che nei giorni scorsi a Milano hanno imbrattato di vernice rossa la statua che lo raffigura seduto con la sua inseparabile Olivetti 22 sulle gambe nei giardini vicini al PAC. Ma ci sbaglieremmo, perché Montanelli, con ogni probabilità, non avrebbe voluto essere celebrato, né in vita né dopo. Però, forse, in questo ritratto di Luca ci si sarebbe ritrovato. E sapete perché? Perché ricorda tantissimo alcuni fotogrammi di quel documentario, intitolato Indro Montanelli. Gli incontri, trasmesso dalla RAI nel 1959 e dedicato a quell’altro bastian contrario della cultura e del giornalismo italiani, Giovanni Guareschi: in quella “non-intervista” (Montanelli non riuscì nell’intento, ma forse fu una combine) alcune inquadrature prendevano il giornalista in una posa molto simile al ritratto di Luca, che ora a distanza di anni ce lo restituisce come lo abbiamo sempre visto e spesso immaginato, con indosso la giacca e la cravatta e sotto il maglione, come andava “di moda” negli anni Settanta. Nell’opera di Luca il fondo ceruleo è la campitura su cui spaziano il grigioverde degli occhi del giornalista, l’azzurro della sua cravatta e il grigio celeste del maglione, con il beige della giacca che amalgama le cromie movimentandole nello spazio del fondo.

C’è una sintesi di colori e linee, che in senso ampio diventa una sintesi immaginifica senza tempo.

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Emanuele Beluffi
Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista, Ordine Nazionale dei Giornalisti. Laurea in Filosofia presso Università degli Studi di Milano, Filosofia del Linguaggio-Orientamento Logico-epistemologico. Responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e attualmente conservato al Centre Pompidou di Parigi. Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/