Davide Mengacci: “Mike, il Cav e Gori i più importanti nella mia vita”

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Con la sua simpatia e i suoi modi cordiali, da trentacinque anni Davide Mengacci è uno dei volti più amati della televisione italiana. In occasione del suo ritorno su Rete 4, insieme ad Anna Moroni e Gianluca Mech con la nuova edizione di Ricette all’italiana, ci svela il suo episodio OFF.

Davide, com’è stato tornare sul set di Ricette all’italiana dopo il periodo di quarantena?

«E’ stato un ritorno molto gradevole. Sono al timone di Ricette all’italiana, nella sua forma quotidiana, da otto anni: in ogni edizione abbiamo apportato delle piccole modifiche, ma mai in un modo così radicale come in questo caso. Questo periodo di lockdown, infatti, ci ha permesso di studiare un programma adatto alla situazione contingente ma, soprattutto, una formula originale che mi sta dando grandi soddisfazioni».

Ormai formate una squadra collaudata: cosa pensa che piaccia ai telespettatori?

«Sicuramente formiamo una squadra così variata in termini anagrafici che ci dà la possibilità di raggiungere pubblici diversi a seconda dell’età di chi ci guarda. Lo considero un punto di forza del programma».

Che ricordi conserva dei suoi esordi professionali?

«Una vita passata in televisione, ben trentacinque anni, mi ha fatto maturare non solo una serie di esperienze assolutamente rare, ma anche una quantità di aneddoti, curiosità e conoscenze che considero un reale patrimonio personale».

Nel corso degli anni la tv è molto cambiata…

«Potrei elencare tutta una serie di motivi storici, ma la diffusione del segnale è stata la cosa più determinante. Una volta l’etere era diviso in pochi canali che si spartivano il mercato pubblicitario: questo dava la possibilità a ciascuna rete di creare grandi programmi, perché c’erano tanti investimenti. Nel momento in cui è arrivato il segnale satellitare e successivamente il digitale terrestre, si è tutto frammentato: di conseguenza, anche i soldi a disposizione sono diventati una centesima parte. L’aspetto economico, in questo senso, è stato determinante nel cambiamento della qualità della produzione televisiva».

Ha mai avuto un altro piano B nella vita?

«In realtà il mio piano B è stata proprio la televisione (ride, ndr). All’inizio lavoravo come pubblicitario: quando mio padre è morto prematuramente a 49 anni ho mandato avanti l’agenzia della mia famiglia per quindici anni».

A chi sente di dover dire “grazie”?

«Tutti coloro coi quali ho avuto a che fare mi hanno lasciato qualcosa di positivo: dal punto di vista professionale e personale i più importanti sono tre. Mike Bongiorno, col quale ho lavorato a metà degli anni Ottanta e dal quale ho imparato tutto quello che metto in pratica ancora oggi: spiegarsi bene, usando parole comprensibili a tutti. Poi Silvio Berlusconi, che quando si occupava di televisione mi spinse a trasformarmi in conduttore nazionalpopolare, rispetto a quello che facevo prima, un tipo di tv più raffinata e settoriale. Infine Giorgio Gori, oggi sindaco di Bergamo, che mi scelse per condurre Scene da un matrimonio, un programma che mi ha dato il successo più grande».

Un episodio OFF della sua carriera?

«Se oggi vanno di moda i selfie, fino a pochi anni fa la gente mi fermava per un autografo…chiamandomi Giancarlo Magalli. Ed io firmavo Giancarlo Magalli! (ride, ndr)».

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