Contro il Mega Partito della pandemia

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Le atmosfere tetre, la percezione di un controllo pervasivo, la paura diffusa. Una nuova DDR rivive tra le pagine di Berlino Est 2.0, Appunti tra distopia e realtà (Eclettica, 2020, 98 pagine, 12 euro), del giornalista Federico Cenci. Il libro esce con una puntualità per nulla casuale. Ascritto al genere distopico, il romanzo attinge tuttavia a frammenti di realtà di vita vissuta durante l’attuale emergenza sanitaria. L’autore condensa le perplessità sulle misure restrittive adottate dal potere per arginare l’epidemia. E suscita una profonda riflessione sulla sottomissione acritica da parte di masse impaurite da un martellamento mediatico a suon di notizie negative e bollettini di morte. Spie smaniose di denunciare alle autorità il vicino trasgressore ricordano sì il sistema di delazione diffuso nella Germania dell’Est, ma anche la rabbia riversata contro i runner e i consumatori di aperitivi in tempi di coronavirus in Italia. E ricorda il Belpaese dei nostri giorni pure l’uso della tecnologia per vigilare su ogni apparentemente più futile aspetto delle nostre esistenze, rendendoci sudditi anziché cittadini. Sudditi relegati da un Mega Partito a sopravvivere amorfi davanti allo schermo, reclusi in una dimensione virtuale e dunque non più padroni del nostro destino individuale.

Irretiti a causa di un indottrinamento che inizia fin dalla più tenera età, gli abitanti di Berlino Est 2.0 sono docili alle imposizioni come cani ammaestrati. Il protagonista ha però mantenuto una coscienza critica. Come lui in piedi in un mondo di rovine, scopre nel corso della storia che sono rimaste anche altre persone. Il mormorio dei tempi antichi è un sottofondo che accompagna la lettura del racconto, fino a divampare in un fuoco di libertà e tradizione che brucia l’oppressione di un potere iniquo.

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