Marco Apicella, jazz romano dagli USA

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Negli Stati Uniti è considerato uno dei pianisti e compositori italiani di maggior talento. Marco Apicella, artista romano che attualmente vive a Los Angeles, si racconta a Off.

Marco, attualmente, a quale progetto ti stai dedicando?

Al momento ci sono vari progetti in cantiere, e con diversi artisti provenienti da varie parti del mondo. Circa un mese fa ho preso parte come pianista alle registrazioni del nuovo disco di Igor Kogan, contrabbassista e compositore israeliano ma di origini russe che vive negli States. Sotto l’aspetto della “production”, sono in collaborazione con diversi artisti e me ne vengono in mente soprattutto due: il DJ e producer Olandese Tera Kora, con il quale ho lavorato a 4 o 5 tracce che hanno raggiunto già qualche centinaio di migliaia di riproduzioni tra SoundCloud e Spotify e Michele Beneforti, Singer/Songwriter di Pistoia ma scuola Berklee College of Music di Boston.

Come nasce la tua passione per la musica?

Quando ho iniziato a suonare a 10 anni non avevo idea che avrei finito per fare del pianoforte la mia carriera. La mia prima fonte di ispirazione è stato mio cugino, Alessandro. Suonava il piano e studiava al conservatorio di Roma, il Santa Cecilia.

L’episodio OFF della tua carriera?

Ce ne sono tanti, ma dovendo sceglierne uno direi che il momento più surreale della mia carriera è stato durante un concerto con il “collective” Olandese Dutch Music Community, o DMC. Il concept della band era molto interessante. Nessun tipo di preparazione, nessuna prova e nessuna composizione. Una band di circa 15 elementi fra sezione ritmica e strumenti a fiato, tutti in comunicazione fra di noi con cuffie e microfono. Ogni sezione con un suo direttore incaricato di dirigere in tempo reale l’improvvisazione collettiva della band. Era la sera del Release Party del nostro primo disco DMC One e l’atmosfera era tesa. Sala piena, strumenti sul palco e adrenalina alle stelle. In quei giorni una famosa band funk/fusion americana, gli Snarky Puppy, era in Olanda per dei concerti e il nostro band leader, amico di un paio di membri della band, li aveva invitati al nostro concerto. Iniziò a girare la voce fra di noi che alcuni membri degli Snarky Puppy sarebbero venuti al concerto e addirittura sarebbero saliti sul palco e avrebbero improvvisato con noi.

E poi cosa successe?

Fra scetticismo e agitazione iniziamo il concerto. Tutto va alla grande, l’energia c’è e la musica scorre come se tutto fosse stato pianificato mesi prima. Ad un certo punto, durante una breve pausa fra un brano ed un altro, sento il nostro band leader annunciare l’arrivo di alcuni special guests. Senza rendermene conto, da un momento all’altro, praticamente tutti i membri della band degli Snarky Puppy erano saliti sul palco e stavano suonando con noi. Trovarmi a fianco di musicisti come Cory Henry, Michael League e Justin Stanton e suonare con loro, creare musica dal nulla insieme a mostri sacri del genere non è una cosa che capita tutti i giorni, o almeno non capitava a me cosi di frequente in quel periodo. Fu un’esperienza a dir poco elettrizzante.

Avete, poi, continuato a collaborare?

Con quella stessa band e quello stesso anno finimmo per essere scelti come band ufficiale dell’after party del prestigioso North Sea Jazz Festival, e suonammo con artisti di fama mondiale quali Marcus Miller ed Ed Motta. Furono esperienze intense, allo stesso tempo bellissime e terrificanti, e le porterò con me per sempre.