Fra sovranismo e globalismo la rivoluzione europea non russa

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Nell’attuale postmodernità assistiamo a un inesorabile crollo di tutte le cosiddette “grandi narrazioni” che avevano caratterizzato l’epoca precedente, in quanto è venuta meno la fiducia nel progresso infinito, nel materialismo e nel razionalismo. Poco per volta tutti i valori borghesi si dissolvono, creando sempre più una società liquida (come ha avuto modo di definirla Zygmunt Bauman) nella quale vengono a mancare le certezze che avevano contraddistinto la modernità. Tuttavia anche il liberalismo ha dimostrato ampiamente la sua fallacia, sia in ambito economico – poiché con la crisi del 2008 non è stata prevista da alcun esperto e ha comportato una stagnazione finanziaria senza eguali, tanto che Prem Shankar Jha ha parlato di disoccupazione secolare – sia nel dominio politico, in quanto l’esportazione di questo modello non ha attecchito nei paesi in via di sviluppo. Il fallimento del globalismo è stato sancito anche da uno dei suoi più ferventi sostenitori, Francis Fukuyama, che a seguito della vittoria di Donald Trump negli U.S.A e di Boris Johnson nel Regno Unito ha ritenuto necessario rettificare le proprie tesi con Identità. La ricerca della dignità e i nuovi populismi.

Pertanto, oggi si rende necessaria una profonda riflessione sulla strada che l’Europa dovrà percorrere per affrontare le grandi sfide della postmodernità. Su questo punto, Daniele Perra ritiene di dover interrogare Martin Heidegger e ci offre una sua originale interpretazione con Essere e Rivoluzione. Ontologia heideggeriana e politica di liberazione (NovaEuropa Edizioni, 2019, 192 pagine, 18 euro), allo scopo di fornire una visione del mondo multipolare che possa differenziarsi in maniera netta da quella omologante di matrice anglosassone.

Daniele Perra  Essere e Rivoluzione. Ontologia heideggeriana e politica di liberazione offre una visione del mondo multipolare diversa da quella omologante  anglosassone

Nel corso del suo esame, Perra critica in maniera mordace la tendenza unipolare a privare l’uomo di tutti i suoi valori e afferma che: «Nella modernità tecnico-meccanicistica ogni territorio può essere “abitato”, ma in nessuno luogo l’uomo può mettere le proprie radici. Il razionalismo tecnico-economico priva infatti l’Esserci di punti di riferimento. La terra, in questa visione, non ha alcun significato come “madrepatria”. La “sradicatezza” è il fondamento esistenziale dell’uomo che vive immerso nella tecnica. Ed il pensiero tecnico è per sua stessa natura incapace di idee politiche e filosofiche.» (Daniele Perra, Essere e Rivoluzione. Ontologia heideggeriana e politica di liberazione, NovaEuropa Edizioni, Benevento, 2019, cit. p. 2)

Inoltre l’autore evidenzia che il modello a cui guardare non è quello nordamericano (nonostante la nuova linea politica imposta da Trump), ma quello orientale sino-russo, poiché sovranismo e globalismo non sono che due facce della stessa medaglia. Ne deriva che per affrontare le attuali intemperie, Perra considera fondamentale una vera e propria rivoluzione, in cui venga esaltata la tradizione europea e si proceda alla costituzione di un nuovo blocco intercontinentale attraverso l’unificazione euroasiatica dell’Europa con gli stati della Federazione Russa.