Nel primo album di Luca Pacioni un fil rouge che lega amore e complicità

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Luca Pacioni - ilGiornale OFF«Pur essendo il mio primo album, non è solo una raccolta delle canzoni scritte fino ad ora, rappresenta quello che sono». Luca Pacioni parla così di Complice (LP Records), undici brani legati dal filo conduttore dell’amore e della complicità. Nato in provincia di Milano nel 1985, Luca ha sempre ascoltato di tutto, ma all’inizio degli anni ’90 il rock di Bon Jovi, dei Pearl Jam e di Bruce Springsteen diventa presto un riferimento importante. Comincia a suonare la chitarra, regalo di suo zio, nel periodo a cavallo tra l’infanzia e l’adolescenza. All’inizio è pura emulazione dei grandi della tv, poi la scoperta dell’esistenza di note, armonie, suoni, parole, significati e voci. I suoi primi due pezzi sono nati a dodici anni su un quaderno («Ancora ricordo quelle parole e quel giro armonico»). Da allora non ha più smesso.

«A volte mi ritrovo a capire me stesso e quello che mi sta vicino solo dopo aver scritto una canzone» racconta. «Le parole e la musica nascono spesso in sinergia. E’ come se in certi momenti avessi l’esigenza di dover dire qualcosa a qualcuno, forse a me stesso».

Crescendo, sono arrivate le cover band: ha cantato e suonato su ogni palco disponibile, che fosse un locale o una sagra di paese. Nel frattempo ha continuato a scrivere brani su quaderni e foglietti, fino a che, qualche anno fa, in un live ha proposto in acustico un suo inedito tra le cover che suonava quella sera. «In quel momento ho realizzato che il poter trasmettere una tua canzone al pubblico con tutto quello che hai dentro è davvero un qualcosa di unico» spiega. «Da allora ho iniziato a scrivere con maggiore frequenza ed ora non riuscirei ad immaginare una singola giornata senza musica».

Nelle sue note trova spazio l’espressione degli stati d’animo difficili da sfogare nella vita di tutti i giorni. La passione delle domeniche in camera e in sala prove è diventata tutto ciò: canzoni che parlano di percorsi. Fondamentale l’incontro con Roberto Gallo Salsotto, il suo produttore artistico: «Lui è riuscito in poco tempo a darmi quella carica necessaria per prendere fiato e finalmente partire».

Soddisfatto del proprio cammino, il cantautore milanese non esclude i talent: «Sono di certo una vetrina importante. Se riesce a venire fuori la vera identità dell’artista, sono assolutamente un’occasione per mettersi in gioco e farsi conoscere». Ma il sogno nel cassetto è un altro: «Partecipare a Sanremo».