Talleyrand, l’uomo che ingannò la terra e il cielo

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IMG_0556Charles Maurice de Talleyrand-Pèrigord è stato un uomo incredibile che ha vissuto una vita inimitabile. Rampollo di uno dei più antichi casati di Francia, nacque nel 1754, giusto in tempo per interpretare il ruolo di protagonista negli anni che cambiarono il volto dell’Antico Continente. Passerà alla Storia come il “Diavolo Zoppo” per la sua andatura claudicante. Destinato alla vita ecclesiastica per volontà familiare, divenne Vescovo, senza mai, tuttavia, manifestare il minimo interesse per l’abito talare.

Dotato di un’intelligenza rara e di una calma imperturbabile, si rivelò il più fine uomo politico della storia contemporanea, capace di camminare con passo felino sul filo di lana dei grandi mutamenti europei, sempre in perfetto equilibrio, indipendentemente dalla direzione da cui spiravano, sferzanti, i venti della Storia. Dal 1789 alla sua morte ricoprì sempre posizioni di primo piano (prevalentemente quella di Ministro degli Esteri) in tutti i governi, dalla Rivoluzione, all’Impero, passando per il Direttorio, il Consolato, il Congresso di Vienna, per approdare infine alla Restaurazione. L’eredità lasciataci da Principe della Diplomazia lo colloca nel novero dei grandi della Storia.

Il 4 luglio 1789 viene eletto membro della Costituente, all’interno della quale svolge un ruolo di portata decisiva, con particolare riguardo a quel momento della storia universale rappresentato dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Fu Talleyrand a redigere e a far adottare il celebre articolo VI: “La Legge è Uguale per Tutti”. Una rivoluzione che inserisce per la prima volta l’essere umano, in quanto tale, nel vivo di una società libera, giusta, sicura, approvata da tutti. La stessa frase campeggia oggi nelle aule dei nostri Tribunali. Davanti all’Assemblea ammirata costruisce, poco dopo, la Pubblica Istruzione, monumento all’avvenire. La vuole “del tutto gratuita, perché necessaria a tutti”. La Francia recepirà questo lascito solo successivamente.

Ovviamente, non tutte le iniziative del Pari di Francia promanarono dallo stesso disinteresse, dalla medesima purezza di intenzioni, le mazzette – da lui chiamate sweetness (dolcezze) – furono una costante nella sua lunga carriera. Napoleone ne comprese immediatamente il genio e gli affidò i compiti più complessi, osservandone ammirato i movimenti e, privilegio a lui solo riservato, temendolo. Nel 1806 gli conferì il titolo di Principe di Benevento, luogo in cui non mise mai piede, bastò la mano. L’istruzione scolastica gratuita divenne realtà nel suo piccolo Principato. Il primo Stato d’Europa ad averla introdotta. Purtroppo Napoleone, più interessato a dominare il continente che a combattere l’analfabetismo ed ormai in preda a deliri di onnipotenza, non conobbe più limiti. Talleyrand tentò, invano, di dissuadere l’Imperatore dall’intraprendere la Campagna di Russia.

Talleyrand, che aveva una naturale propensione per gli affari ma detestava la violenza, decise di tradire Napoleone, per salvare la patria. Le Grandi Potenze vincitrici, si riunirono nel 1814 a Vienna per decidere le sorti dell’Europa, determinate a non concedere un ettaro di terra ai nemici sconfitti. Grazie ad un sapiente lavoro di intreccio, con il sottile telaio della diplomazia, dei fili della trama internazionale, il Principe di Benevento ottenne che il drapeau français continuasse a sventolare sulla Senna. Nel 1838 Talleyrand sentì la morte avvicinarsi – non gli restavano infatti che pochi mesi di vita – si accostò ad essa con la tranquillità che lo aveva guidato in tutte le congiunture della vita.

Negoziò con lei come con un avversario davanti al quale bisogna capitolare, ma riservandosi di fissare personalmente le condizioni e il protocollo di quella capitolazione. Negli ultimi giorni prima di spirare, dopo averne soppesato tutti i termini, accolse il prelato latore della dichiarazione di ritrattazione che gli avrebbe permesso di ricevere l’estrema unzione. Morì da buon cattolico, pur essendo stato un Vescovo ateo. Alla sua morte lo scrittore Renan disse che Talleyrand, uomo per tutte le stagioni, era riuscito a ingannare la terra e il cielo.