Da Rossellini a Bombacci, da Peron a Monicelli nel romanzo di Milani

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Marco Milani? Chi è costui?

Sono nato a Roma nel 1966 ma dal 1973 vivo a Ladispoli, nella provincia settentrionale della Capitale. Sono un medievista, pubblicista e aggiungo rugbista, perché questo aspetto è stato e continua a essere uno dei più formativi della mia vita. Ho sempre scritto per il puro piacere dell’atto in sé, egoisticamente, senza voler raggiungere alcuno se non me stesso; senza pormi obiettivi se non l’essere il padrone assoluto delle mie storie. Ho sperimentato di tutto, dal manifesto animalista alla sceneggiatura teatrale, fino a giungere al romanzo storico, sebbene sui generis.

Ma l’ultimo romanzo l’ha pubblicato la PIEMME…

Sì. Ho capito che scrivere per se stessi è come rinchiudersi in una stanza, con quelle finestre attraverso le quali si vede all’esterno ma da fuori non è possibile guardare. Guardavo il mondo senza poterlo toccare. Così non mi è bastato più. Scrivere anche per gli altri amplia gli orizzonti, apre nuovi scenari, t’impone il confronto. Bisogna conoscere e capire bene quali parole scegliere e quali no, a seconda del momento, dello stato d’animo dei personaggi, della magia creata in quella scena piuttosto che in un’altra.

E’ un’alchimia. E non esiste una ricetta, perché ognuno scrive come vive e ogni vita è diversa dalle altre. Per fortuna.

Poi, ancora una scelta egoistica: la ricerca dell’immortalità. Il solo pensiero che fra cento, cinquecento anni qualcuno prenderà in mano il mio libro e lo leggerà mi esalta. Eppure non sono egoista…

L’Inverno del Pesco in Fiore (pp. 464, Euro 20): un romanzo storico che inizia nel 1900 e percorre l’intero Secolo breve, narrando di una famiglia, di una foto, di tante cose.

Il romanzo è un continuo rincorrersi, intrecciarsi, sovrapporsi della microstoria che riguarda la famiglia Bondoli e la macrostoria, relativa a eventi di risonanza mondiale. I miei personaggi vivono la loro vita e, a volte loro malgrado a volte per una scelta precisa, si trovano a far parte di eventi storici più o meno conosciuti ma realmente accaduti e lo fanno avendo al proprio fianco il lettore, condotto per mano all’interno della Storia.

Il romanzo è ambientato in gran parte a Ladispoli e dintorni dove vivono i Bondoli. Con loro si attraversano la crisi economica, le due guerre mondiali, il fascismo, il dopoguerra, si incontrano figure più o meno importanti, da Rossellini a Bombacci, da Evita Peron a Monicelli, mentre come una maledizione la famiglia si disgrega. Amore, odio, vizi, virtù, passioni, politica; la famiglia Bondoli è il microcosmo dell’umanità e mentre corrono gli anni e le generazioni si succedono, la natura umana non cambia, se non in superficie; e a qualunque latitudine, in qualunque era, in qualunque contesto mantiene delle costanti.
E’ una storia di quelle che lascia il segno.  

La storia però inizia in Cina…

Sì, a Pechino, durante la rivolta dei Boxer. Chi conosce la storia del Tenente di vascello Paolini e dei suoi uomini? Quando lessi le cronache del tempo mi appassionai. Quei 40 marinai furono sbarcati sulla costa e mandati a Pechino a difendere la legazione italiana tra mille insidie e pericoli. Si comportarono da eroi, veri eroi, senza alcuna retorica, diversi da tanti eroi di cartone di oggi. Erano il luogo e il contesto migliori dove far partire la mia storia e così ho trasformato uno dei marinai in un ladispolano, che conservava gelosamente la misteriosa fotografia della propria famiglia. Da lì…

Sei un medievalista, eppure hai scritto un romanzo collocato nel Secolo breve.

La storia mi piace tutta, nonostante un debole per quella medievale. Trovare fonti e lavorarci su in fondo è sempre uguale, ma scrivendo del secolo scorso ho potuto attuare un metodo particolare. Ogni giorno, invece di andare all’edicola e comprare il giornale attuale, mi recavo virtualmente nell’archivio storico di un grande quotidiano e mi leggevo l’edizione di cento e più anni prima. Ogni giorno. Leggevo tutto, dalle cronache parlamentari alla situazione economica, dalla cronaca nera ai necrologi, dallo sport alle reclame pubblicitarie. Un’immersione totale nel passato che mi ha aiutato a ricreare le atmosfere di allora, perché ero arrivato a sentirne persino le voci, i profumi…

Sembra una storia complessa. Perché l’hai scritta?

Tutte le storie lunghe sono complesse. Ecco perché ho assegnato un duplice compito ai miei personaggi: quello di attori, che recitano una parte; e quello di guide, discrete e delicate, che accompagnano i lettori durante la narrazione con grazia e dolcezza. Perché l’ho scritta? Volevo parlare di storia, della natura umana, dei rapporti tra le persone che mutano col mutare degli eventi, il tutto raccontando una storia bella, avvincente, coinvolgente. Credo di esserci riuscito. Uno dei temi del libro è l’attenta osservazione dell’uomo, della sua natura, del suo comportarsi sempre nella stessa maniera nonostante le lezioni del passato. “L’uomo si è sempre combattuto fin da quando è comparso sulla terra” dice uno dei personaggi “e quando non trova un nemico intorno a sé, lo va a cercare lontano; e quando non ha più nemici neanche lontano volge lo sguardo al suo fianco e il nemico lo cerca dentro casa”. La misteriosa fotografia torna in Italia e accompagna tutti gli eventi nel corso dei decenni, mentre i personaggi attraversano le cose della vita, amandosi, odiandosi, tradendosi.

La famiglia Bondoli è destinata ad entrare nella memoria del lettore.

Sì, per restarci a lungo. Da famiglia benestante inizia a decadere, ma lo fa lottando, sia al suo interno che fuori. Il fascismo, la seconda guerra mondiale, la crisi economica, sembrano squassare i protagonisti che invece trovano la via della sopravvivenza e insinuandosi nelle anse della storia giungono fino a noi, ai giorni nostri.

Un gran bel libro d’esordio. E poi?

Le recensioni sono entusiastiche, quindi lo sono anche io. Poi? Mi piace pensare a tutto ciò che devo ancora fare e imparare per sentirmi felice. Nonostante tutto sono sempre affamato di cose nuove, del domani, della vita.
Sono un analfabeta della vita e voglio imparare, già sapendo che, in questo campo, si muore tutti ignoranti. Di cose già scritte ne ho tante, altrettante ne voglio scrivere. Sicuramente mi piace sperimentare, ecco perché dopo un romanzo del genere potrei proporre di tutto. Di tutto.