La biblioteca che non ti aspetti. A Viterbo…

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viterbo

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Nel corpaccione delle province che Renzi giustamente vorrebbe eliminare ci sono anche cose buone. Per esempio i consorzi bibliotecari. Tra i tanti, un’eccellenza è rappresentata da quello di Viterbo, inclita (e fuori mano) cittadina della Tuscia, temporanea sede (nel Duecento) del Papato.

Qui, sotto l’egida del direttore Paolo Pelliccia, negli ultimi anni l’istituzione di Viterbo è diventata centrale nella vita culturale della zona; una di quelle eccezioni di prestigio che spesso emergono, imprevedibilmente, dalla provincia italiana.

Paolo Pelliccia, ultimo assistente e amico di Carmelo Bene, oltre che impenitente cultore di Vincenzo Cardarelli, dirige la biblioteca con piglio manageriale e raffinata sensibilità culturale, con autorevolezza, e con una certa autorità che del resto si può permettere, visto che all’inizio del mandato si è azzerato l’emolumento di funzione.

In quattro anni, restaurata la sede, aumentati del 100 per cento i prestiti, e gli iscritti, che ora sono circa 20 mila in una città, come Viterbo, di meno di 100 mila abitanti, decuplicati i prestiti interbibliotecari, ha dato vita a una serie di iniziative continuative, soprattutto presentazioni di libri con i più importanti autori italiani (detto fra parentesi: i libri vengono pure venduti).

Un esempio chiaro di come l’uomo giusto al posto giusto può fare la differenza, anche e sopratutto in ambito culturale.