Le paturnie del pol. corr.: troppi artisti bianchi nel Rinascimento

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Raffaello Sanzio, Trionfo di Galatea, dettaglio, Villa Farnesina, Roma

Quella del politicamente corretto a tutti i costi da farsa si va trasformando in sciagura. Non bastava la furia iconoclasta contro Cristoforo Colombo. Al corso “Introduzione alla storia dell’arte: dal Rinascimento ad oggi” dell’Università di Yale ci sono troppi artisti “bianchi”, “maschi” ed “eterosessuali”: Tim Barringer, direttore del Dipartimento dell’ateneo, ha deciso quindi di chiudere il corso sulla storia dell’arte dal Rinascimento ai giorni nostri perché potrebbe creare “malessere” agli studenti: “la storia della pittura europea non è rappresentativa della storia dell’arte del mondo intero”.

Già: Michelangelo, il Beato Angelico, Piero Della Francesca, Raffaello e il Tintoretto, tutti bianchi che potrebbero creare “malessere agli studenti”: al loro posto meglio parlare di “Artigianato dal mondo” e “La via della Seta”.

Come scrive Il Messaggero, “forse bisognerà fermarsi un attimo a riflettere sul politically correct e sul rispetto delle specificità di genere. Perché a furia di voler, giustamente, equiparare uomini e donne, occidente ed oriente, eterosessuali e omosessuali, non solo per il tempo che viviamo ma anche per il passato, si rischia di perdere la visione storica delle cose”.

Oggi un libro come Via col vento, con tutti quei riferimenti a “nigger” e al ruolo della donna, sarebbe impubblicabile e se lo fosse sarebbe mandato al rogo. E chissà che fine avrebbero fatto a fare, per restare in Italia, a scrittori come Pitigrilli.

Intanto il vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, ha annunciato che sulla campagna anti-Rinascimento di Yale presenterà una mozione. “Da italiano e architetto, mi sento offeso per la scelta di Yale”.