Quel canto rock per le vittime delle Foibe

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S’intitola

Il nuovo singolo degli Exempla ci racconta una crudele pagina di Storia

S’intitola You Can’t Go Back il nuovo singolo degli Exempla, la band formata da Marta Melis (voce), Carlo Piernovelli (batteria), Marco Damu (chitarra), Luciano D’Ortenzio (tastiere) e Daniele Baldani (basso). Un pezzo su cui si dipana un racconto triste e immaginario della violenza che subirono molti militari e civili durante i regimi totalitari. Ad accompagnarlo un video che è un vero e proprio corto, interpretato da Carlotta Graverini e Michele Ferlito, che esprime il dolore delle vittime deportate, torturate, uccise e gettate nelle Foibe.

Marta, come si inserisce questo singolo nel vostro repertorio?

«Solitamente, quando componiamo, puntiamo agli spazi atmosferici della psichedelica pink-floydiana, questa volta no. You Can’t Go Back è un pezzo di immediato impatto emotivo. Un brano carico di sonorità molto ruvide del basso e vigorose della chitarra. Replica la formula sonora del rock progressive, dalle linee semplici della batteria e melodiche della voce. Il finale è mutuato da un motivo insistente delle tastiere».

Relativamente ai contenuti, su cosa volete porre l’attenzione?

«Per quanto riguarda il testo, abbiamo voluto esprimere l’ardire dell’amore quando, liberandosi dalle prigioni mentali, s’innalza verso la luce. Il ritornello dice: “Sento che puoi volare verso il sole e non tornare indietro. Il mondo ha bisogno di te, adesso. La verità ha bisogno di te, qui“. Senz’altro, se c’è l’amore, il mondo può reggersi in piedi anche con scarsi mezzi economici. Il miglioramento economico e sociale è un dovere, oltre che un diritto. Ma occorre assegnargli un limite, occorre subordinarlo al progresso spirituale. A volte, mi pongo questa domanda: quanta gente vive una vita autenticamente umana? Purtroppo, nella storia dell’uomo, tante cose si ripetono, ma nessuna squallidamente come la malvagità».

Al brano avete legato un video che racconta la drammatica vicenda delle Foibe.

«Non c’è niente di più vecchio di questa tragedia umana. E’ un fatto. Le riprese, durante la produzione del video, sono state una rilettura emozionante di fatti che, seppur immaginati, ti toccavano dentro, profondamente. Le uccisioni avvenivano in modo terribilmente crudele. I condannati venivano legati l’un l’altro con un lungo fil di ferro. Aprivano il fuoco a raffica di mitra e li precipitavano sui fondali delle voragini. Soltanto nella zona triestina tremila persone furono uccise e gettate nella foiba di Basovizza e nelle altre foibe del Carso. Pensiamo che verità e libertà equivalgano a raccontare anche la storia. E noi lo abbiamo fatto in questo video».

Vi aspetta un live importante il 1° febbraio al teatro Greco di Roma: qualche anticipazione?

«Canteremo tutti i brani del nostro album, a cui si aggiungeranno delle chicche, ovvero dei pezzi in lavorazione e che presto incideremo. Quindi chi verrà avrà un’anteprima. Abbiamo in programma anche altri concerti, come quello in primavera ad Arezzo. Tutte le date sono sui nostri canali social».

In quale punto del loro percorso si sentono oggi gli Exempla e dove vogliono arrivare?

«Siamo riusciti a realizzare gran parte di quello a cui aspiravamo, ma non si è mai arrivati. La nostra meta è da sempre la buona musica, in grado di elevare la mente e l’anima».