Nino Spirlì: “Il mio ‘Boss Ricchione’ contro il politicamente corretto”

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Nino Spirlì, calabrese doc, innamorato della sua terra. Giornalista, scrittore, autore tv. Intellettuale pungente e contro corrente con un vero grande nemico: il politicamente corretto
Ph Nino by Antonuccio

L’autore del Diario di una vecchia checca in Calabria fra cultura e tradizioni

Nino Spirlì, calabrese doc, innamorato della sua terra. Giornalista, scrittore, autore tv. Intellettuale pungente e contro corrente con un vero grande nemico: il politicamente corretto».

Nino, la scrittura che ruolo ha avuto nella sua vita?

«Direi un ruolo fondamentale, fin da piccolissimo. Mio padre collaborava dalla Calabria con importanti quotidiani locali e nazionali ed è grazie a lui se ho maturato la passione per la scrittura, vedendolo lavorare. A 15 anni avevo già la penna in mano».

Parliamo del suo nuovo libro appena uscito per Minerva Edizioni, Avevo occhi grandi e ladri.

«Il libro è costituito da due racconti: il primo, intitolato Malumbra e Malacarne, è dedicato a un episodio di violenza domestica nella Palermo degli anni ‘80 visto attraverso gli occhi di un bambino. Il secondo racconto invece è dedicato a un boss della ‘ndrangheta di stanza in Emilia-Romagna e si intitola Il Boss Ricchione, poiché io sono omosessuale e politicamente scorretto e posso usare questi termini in maniera adeguata. Tra l’altro, nel mese di dicembre il procuratore Nicola Gratteri ha specificato che, grazie a intercettazioni, si è scoperto che sono molti i boss mafiosi che frequentano omosessuali e transessuali. Chi lo avrebbe mai detto… A testimonianza che molto spesso la fantasia è più vera della verità».

Veniamo alle elezioni ormai alle porte in Emilia-Romagna e in Calabria. Quanto contano per la stabilità del governo?

«Più che di stabilità parlerei di instabilità del governo, dato che è nato da due forze che se le sono suonate di santa ragione fino a un attimo prima di mettersi insieme al potere. Il governo non cadrà per un eventuale vittoria del centrodestra alle elezioni, bensì perché verrà a mancare quella forza nervosa che lo tiene in piedi».

Come vede i candidati?

«Mi fa piacere che a guidare le coalizioni del centrodestra ci siano due donne, non grazie alle quote rosa, ma grazie a una parità reale, conquistata con il talento e con la bravura. Vedo bene sia la Borgonzoni in Emilia-Romagna che la Santelli in Calabria, perché vengono da una linea politica di centrodestra costruita insieme, positiva, ma mantenendo le identità individuali».

Quale sarebbe il suo primo provvedimento se fosse Assessore alla Cultura in Calabria?

«Se fossi Assessore partirei subito con un censimento di tutti i siti artistici archeologici culturali e identitari del territorio e li metterei su un circuito di conoscenza online che fosse fruibile in tutto il mondo. Dopodiché cercherei di collegare le Calabrie tra di loro (le diverse anime, che non sono meno di 15) con dei Cammini di Santiago, recuperando così tanto turismo culturale. La Calabria è un molo naturale nel cuore del Mediterraneo; non è solo ‘nduja e peperoncino (che vanno benissimo, per carità) ma anche cultura!»

Per concludere, ci racconti un episodio OFF della sua carriera

«Quello che ha cambiato la mia vita artistica, è stato l’invito di Jean-Claud Penchenat al Théâtre du Campagnol per celebrare il bicentenario della morte di Carlo Goldoni. Questo incontro mi portò a vivere a Parigi per 7 anni lunghi e intensi. Insieme lavorammo anche su Pirandello cancellando quel pregiudizio di fascismo che aleggiava intorno al grande drammaturgo in Francia, restituendogli la sua grandezza».

Per concludere, raccontaci un altro episodio OFF, ma questa volta “scorrettissimo”!

«Ero appena uscito dalla caserma, ero un giovane bisessuale “frastornato”. Diciamo che poco dopo ebbi un “rapporto orale” che cambiò la mia vita chiarendomi inequivocabilmente».

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