Buzzanca: “Mi sono prostituito per vivere…”

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La critica cinematografica lo relega alla schiera dei caratteristi e degli interpreti del cinema di serie B, ma la sua vena comica e la sua recitazione spontanea incontrano un vasto consenso di pubblico. Nel 1970 interpreta in televisione Signore e signora, in coppia con Delia Scala, che riscuote enorme successo. Anche sull’onda del grande consenso televisivo i suoi film cominciano a riscuotere un rilevante successo commerciale. La notorietà internazionale gli arriva con Il merlo maschio, commedia erotica all’italiana del 1971 diretta da Pasquale Festa Campanile. Negli anni seguenti si trova così a recitare al fianco di famose attrici del momento come Claudia Cardinale, Catherine Spaak, Barbara Bouchet. Ma non si adatterà alla moda della commedia erotica all’italiana degli anni 70, rifiutandosi di comparire nelle pellicole che renderanno famosi personaggi quali Alvaro Vitali ed Edwige Fenech, Gloria Guida e Gianfranco D’Angelo, preferendo lavorare in radio. Dopo alcuni anni di attività in teatro, torna nel 2005 a lavorare per la televisione con la fiction Mio figlio, nel ruolo del padre di un ragazzo omosessuale che ottiene uno straordinario successo di pubblico. Nel 2007 recita nel lungometraggio cinematografico I Viceré di Roberto Faenza, per il quale viene candidato al David di Donatello per il miglior attore protagonista e vince il Globo d’oro al miglior attore. Nel 2016 prende parte all’undicesima edizione di Ballando con le stelle. Nel 2017 compare nell’apprezzato Chi salverà le rose?, di Cesare Furesi, al fianco di Carlo Delle Piane. Oggi a 84 anni si gode la storia d’amore con una donna più giovane di lui (la giornalista Francesca della Valle) e noi di off vi proponiamo questa intervista cult (redazione).

Lando BuzzancaCi racconti un episodio OFF dei tuoi inizi?

Quando sono arrivato a Roma da Palermo, durante il mio solito tragitto dalla Stazione Termini a Piazza Colonna, sono entrato in un bar. Vidi un signore che divorava famelicamente un maritozzo accompagnato da un cappuccino. Non mangiavo da giorni e in preda alla fame – dopo essermi accertato che il costo fosse di 15 lire – mi sono avvicinato alla tazza della mancia poggiata sul bancone e ho preso 20 lire. Ho ordinato la colazione, ho pagato e ho riposto il resto nella tazza della mancia.

I tuoi inizi sono stati difficili, mi sembra di capire…

Ho mollato l’ultimo anno di liceo scientifico perché volevo fare l’attore e avevo poco interesse per gli studi. Sono stati inizi estremamente difficili.

Nella fiction Il Restauratore, il protagonista da te interpretato è in grado di vedere eventi futuri. È successo anche a te?

La sera prima di partire per Roma, andai al cinema. Durante la pausa tra primo e secondo tempo, mi sono alzato in piedi e ho urlato: «Guardatemi bene perché un giorno dovrete pagare per vedermi!». Tutta la sala ha iniziato a inveire dandomi del cretino.

Ci credevi, eh?

Molto. Avevo bisogno di fare questo mestiere.

Era anche una voglia di riscatto?

Forse dalla miseria: ero il primo di otto figli, ma soprattutto avevo voglia di emulare gli attori che in teatro parlavano un italiano perfetto, affiancati da donne bellissime e lisce.

Lisce?

Sì, non sapevo che si depilassero.

Insomma, la tua vita è affollata da episodi OFF…

Posso raccontartene un altro?

Certo.

Qualche volta a Roma andavo al cinema Odeon di piazza della Repubblica, perché mi avevano detto che c’era sempre qualche donna sui quaranta in cerca di ragazzi più giovani. L’ho fatto soltanto per mangiare e dormire.

Sii più chiaro, ti pagavano per andare a letto con loro?

Certo. Mi presentavo come un universitario che non poteva dedicare loro più di un’ora a causa di un esame imminente. Mi davano 250 o 300 lire. Una volta sono stato scelto da una signora strabica, ma con un corpo di una bellezza disarmante.; Dopo aver fatto l’amore, quando cercavo il pretesto per intascare i soldi e andare via, mentre cercavo di uscire dalla stanza dell’hotel nel quale mi portò, tirò fuori una pistola. Mi sono detto: «Se vuoi fare l’attore, devi levarti da questo imbroglio». Dopo essermi ulteriormente intrattenuto con lei, ho intascato le 300 lire e ho definitivamente archiviato quel genere di esperienze.

Non nascondi il tuo passato, non rinneghi i tuoi esordi…

No, assolutamente. Sullo schermo ho portato una serie di personaggi vicini al prototipo di maschio che – se pur apparentemente emancipato – era soltanto un poveraccio privo di potenza cerebrale

Hai raccontato un processo negativo in maniera grottesca e divertente.

Esattamente. E oggi non sarebbe più possibile, perché ci sono attori ai quali poco importa. Quando negli anni Ottanta le commedie sono precipitate nell’obbrobrio e nella vergogna, mi proposero Adamo ed Eva in cui io e la Fenech dovevamo recitare nudi ma con una foglia di fico strategicamente posizionata. Era davvero troppo, dissi di no e ho iniziato a fare teatro. Qualche anno più tardi sono venuto fuori con Io e mio figlio, perché i film di Ferzan Ozpetek – dopo un primo tempo straordinario – sbracavano in una serie di luoghi comuni. Ho pensato allora a un commissario di polizia che durante un’indagine scopre l’omosessualità del figlio.

E poi sei stato anche attaccato politicamente. Dunque, cosa pensi delle unioni civili?

Penso bene. Ci può essere un amore tra due sessi uguali. Solo l’amore ci rende umani. Non sono più di destra, vengo da una famiglia di socialisti. Ma l’odio della sinistra borghese che predica bene e razzola male e le dinamiche dei radical-chic sono intollerabili. Si sono tutti imborghesiti.

Anche Edwige Fenech?

In realtà lo è sempre stata, anche lei non è mai stata di sinistra. È stata usata male dal cinema: era ed è intelligente e colta.

Cos’è il dolore?

Il dolore del digiuno e delle notti al freddo dei miei inizi, non è niente a confronto della perdita di mia moglie. Ho urlato come un animale ferito. Ho capito che avevo lavorato una vita solo per lei. Abbiamo trascorso insieme 55 anni nei quali mi ha protetto, accudito e amato. È questa la forza delle donne.

Un anno fa, è rimbalzata la notizia di un tuo presunto tentato suicidio…

Poteva sembrare, ma non lo è stato. Quando mia moglie se n’è andata, volevo morire anche io. Non lo nascondo. Per fortuna sono ancora qui.

Ami ripetere di non sapere niente di te.

Non so un cazzo di me. Non so chi sono. Non mi sono mai piaciuto.

E allora che succede?

Tra un anno sarò un signore di 80 anni. Andrò avanti, poiché «Del futur non v’è certezza».

2 Commenti

  1. Ho seguito Buzzanca praticamente sempre.Da “Bello come un Arcangelo” alla sua venuta al “Babila” a Milano dove mi sono divertito da morire. Attore,uomo,persona,personaggio UNICO. un grazie sentito per tutto quello che in questo tempo,spazio,anni o forse solo attimi ci ha dato…….. regalandoceli:;)))) GRAZIE se può bastare

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