Il Divisionismo, quel viaggio iniziato a Milano coi “capelloni” di allora…

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Giovanni Segantini, Savognino sotto la neve, non datato (1890), olio su tela, 35x50 cm, Firmato e dedicato “All’intelligente in arte Luigi Dell’Acqua”, Collezione privata

Alla Prima Triennale di Brera del 1891 tra le 600 opere di 225 artisti ce n’erano due vicine fisicamente tra loro, ma in realtà lontane mille miglia. Si trattava della Maternità di Gaetano Previati del 1890-1891 e de Le due madri di Giovanni Segantini. Entrambe pioniere nella tecnica divisionista, l’una, la Maternità di Previati, riprendeva l’antico della Natività in chiave simbolista e spirituale. L’altra, di Segantini, Le due madri, del 1890, rappresentava, con nuova attenzione ai fenomeni sociali e contadini, una mamma col neonato e una mucca col vitellino, entrambe nel calore di una stalla, alla luce di una lanterna.

I due dipinti, molto discussi dalla critica, specialmente il Previati, considerato anacronistico, inauguravano con pochi altri il nuovo movimento del Divisionismo. Un fenomeno italiano, anche se con qualche radice transalpina. Una tecnica che studiava i fenomeni ottici e mirava ad ottenere forme, volumi, spazi, attraverso masse luminose a loro volta prodotte dall’accostamento “scientifico” dei pigmenti. Fili, punti, piccole macchie di colore opportunamente studiati che, ad una certa distanza dall’occhio dello spettatore, creavano figure, paesaggi, ed altri soggetti.

Il risultato? Una bellissima pittura, apprezzabile ora in una mostra, ricca e rigorosa, aperta nel Castello Visconteo Sforzesco di Novara (sino al 5 aprile 2020) e curata da Annie-Paul Quinsac. Una settantina di dipinti, molti celebri, altri quasi sconosciuti o esposti decine d’anni fa, riprofilano tutto il movimento, dai primi passi nel 1880 all’affermarsi sino alla fine nel 1920-25.

Al Castello Visconteo Sforzesco di Novara un viaggio sorprendente, che inizia a Milano, nella futura Città che sale di Boccioni
Plinio Nomellini, Baci di sole, 1908, olio su tela, 93×119 cm, Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni, Novara

Un viaggio sorprendente, che inizia a Milano, nella futura Città che sale di Boccioni, con il suo fermento, industrie, moti sociali. La partenza è la “scapigliatura milanese”, con la pittura libera e sciolta di artisti come Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Il nido, la galleria di Vittore Grubicy, imprenditore d’arte, critico e mercante. È lì che si formano giovani pittori come Gaetano Previati, Angelo Morbelli, Giovanni Segantini, Emilio Longoni, i primi “rivoluzionari”, che dopo un inizio “scapigliato” creano un loro particolare Divisionismo di grande poesia. A loro si aggiungono altri nomi, Plinio Nomellini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Carlo Fornara e altri.

Le tappe, dalla Prima Triennale di Brera del 1891 con Maternità di Previati, L’oratore dello sciopero di Longoni e la Vacca di Segantini all’affermarsi del movimento con capolavori come All’ovile del 1892 di Segantini o Riflessioni di un affamato del 1894 di Longoni o ancora La diana del Lavoro del 1893 di Plinio Nomellini.  Gli apici sono i tre grandi artisti, Pellizza, Segantini e Previati cui sono dedicate tre sezioni monografiche. Poi gli artisti della seconda e terza generazione. Ma a sorprendere è una sosta sulla neve, che presenta paesaggi immacolati, ben più fascinosi di quelli impressionisti. Basti pensa a La neve del 1905-06 di Pellizza da Volpedo o alla Neve del 1909 di Morbelli o alla sua magnifica Nevicata del 1912.