Quelle opere “al graffio” del “Veloci-Raptor” Enrico Manera

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A volte ritornano, direbbe qualcuno. Qualcun altro invece direbbe “per fortuna” ritornano: i grandi artisti. Sì, perché nella confusione, nel tugurio contemporaneo dell’arte, passando anche per le banane appiccicate al muro, troviamo ancora quegli artisti che sanno “graffiare” le loro opere: che sanno sporcarle realmente, grattando via quella patina pop che vorrebbe imporre loro il movimento contemporaneo e riportandole all’origine. Alla strada, sotto i ponti, nelle periferie abbandonate: insomma, ben lontane dai palazzoni delle megalopoli.

Tutto questo lo troviamo ancora una volta in Enrico Manera, figlio ed erede di quella Scuola Romana, detta anche Scuola di Piazza del Popolo, che vide tra le sue fila Franco Angeli, Mario Schifano, Tano Festa, solo per citarne alcuni.

Non per niente, l’approdo delle sue opere all’apertura del Margutta Veggy Food & Art con l’esposizione Veloci-Raptor = Ladro veloce, con madrina Alma Manera (a cura di Daniele Cipriani Art, sostenuta da Tina Vannini, con testo di Maurizio Sciaccaluga), è stata un vero e proprio successo.

La mostra, costituita da 18 lavori di diversi formati, ha visto, oltre al ritratto di Manera realizzato da Schifano nel 1978, la proiezione del docu-film Avanguardie Discrete, firmato dal Maestro.