Superiamo le disuguaglianze sanitarie con iniezioni di meritocrazia

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Foto di StockSnap da Pixabay

The Lancet Public Health ha recentemente affrontato la sfida delle disuguaglianze sanitarie in Europa, mentre altri operatori dell’informazione sanitaria hanno messo in evidenza i problemi che riguardano il sistema italiano con la sua carenza di medici.

Considerando queste sfide, riteniamo che il governo italiano dovrebbe concentrarsi sulla corretta attuazione della legge introdotta nei primi anni ’90, con l’obiettivo di pianificare in anticipo l’accesso alle scuole di medicina, sulla base delle esigenze future, piuttosto che ridurre il numero di studenti di medicina.

Raccomandiamo persanto all’Italia di garantire a tutti i nuovi medici l’accesso alle scuole di specializzazione entro pochi anni dal completamento dei loro diplomi.

Inoltre, crediamo che debba essere affrontato una volta per tutte il cosiddetto problema della fuga di cervelli; migliaia di medici e ricercatori formati nelle università pubbliche italiane hanno lasciato il paese negli ultimi decenni a causa di varie problematiche, come la scarsità di opportunità, i ritardi burocratici nelle procedure di assunzione, il ruolo di primo piano dei sindacati, gli stipendi inadeguati e le scarse prospettive di carriera basate su risultati misurabili (cioè, meritocrazia).

Ulteriori problemi sono comparsi dopo la riforma costituzionale del 2001, che ha prodotto un passaggio dall’organizzazione dei servizi sanitari a livello nazionale a quello regionale, aumentando la disuguaglianza tra il nord e il sud dell’Italia senza ridurre i costi del sistema.

Registriamo inoltre che permangono sostanziali discrepanze tecnologiche tra piccoli e grandi ospedali e tra il settore pubblico e quello privato. A nostro avviso, la qualità e l’attrattiva per gli operatori sanitari del sistema sanitario italiano possono essere migliorati solo collegando l’assistenza medica alla ricerca, con un approccio etico e meritocratico.

Riteniamo infatti che la ricerca e l’innovazione siano l’unica soluzione per le disparità sanitarie. In effetti, molte persone presumono che quando la ricerca medica e scientifica ha la priorità, i cittadini ricevano una migliore qualità dell’assistenza medica: pertanto un gran numero di pazienti si sposta dal sud al nord Italia, associato all’eccellenza della ricerca medica.

Tutti gli attori all’interno del sistema sanitario (inclusi medici generici, specialisti, infermieri e personale amministrativo) dovrebbero essere coinvolti nella ricerca raccogliendo cartelle cliniche, introducendo soluzioni innovative di tecnologia dell’informazione e della comunicazione e aumentando il livello attualmente basso di digitalizzazione, gestione dei big data e assistenza domiciliare, in particolare per i pazienti con patologie croniche e anziani.

È necessario potenziare il ruolo delle associazioni di professionisti medici (ad es. OMCEO a Lecce e FNOMCEO) per attrarre talenti finanziando posizioni di dottorato (come avviene a Lecce), promuovendo gemellaggi internazionali di ospedali e migliorando ampiamente la salute a livello locale, soprattutto nelle aree svantaggiate.

Solo attraverso gli sforzi volti a promuovere la salute individuale e collettiva, il governo italiano può stimolare cure di buona qualità ovunque (anche nelle località periferiche), aumentare la coesione sociale, la fiducia dei pazienti e la motivazione dei medici per attuare pienamente la loro missione.

Gli autori del presente articolo dichiarano di non avere interessi in conflitto.

FONTE The Lancet Public Health VOLUME 4, NUMERO 12, 1 DICEMBRE 2019

Attribuzione Creative Commons – Non commerciale – NoDerivs (CC BY-NC-ND 4.0) Copyright © 2019 The Author(s). Published by Elsevier Ltd.

AUTORI: Alessandro Miani, Alfredo Mazza, Maria Triassi, Antonella De Donno, Antonio Scala et al.