Duccio Forzano: “Il mio Dalla, angelo bugiardo a teatro”

0
L'intervista OFF a Duccio Forzano
Ph Official Instagram

«È stato stimolante trovare una soluzione visiva per raccontare Lucio Dalla e la sua musica, ma alla fine l’esperienza accumulata in televisione mi ha dato la possibilità di scrivere una regia che impiega semplici mezzi tecnici ma di sicuro effetto». Il regista Duccio Forzano dal prossimo 4 novembre sarà al Teatro Sala Umberto di Roma con uno show di due ore dal titolo L’angelo bugiardo. Un tributo al cantautore bolognese tra commozione e sorrisi. Il Festival di Sanremo, l’evoluzione del mondo del piccolo schermo verso la transmedialità, quella volta in cui Fiorello sparì in un batter d’occhio dall’inquadratura della sua trasmissione e la costante voglia di divertirsi per il maestro che ama profondamente il suo lavoro.


Perché uno spettacolo musicale sull’indimenticato Lucio Dalla?

Tutto è nato dall’incontro con Gianni Salvioni, produttore discografico e fondatore della label Ermitage. Già da qualche anno lui e la sua band calcavano i palchi europei esibendo il repertorio più famoso di Dalla e, quando ha deciso di provarci anche in Italia, mi ha chiesto se me la sentivo di tentare a studiare qualcosa per il concerto.

Cosa ricorda di lui?

Dalla l’ho incontrato spesso durante le produzioni musicali che ho diretto, era ospite del programma e io il regista, ma non abbiamo mai avuto un rapporto che andava oltre la semplice collaborazione del momento. Sicuramente; ha contribuito con le sue “poesie” a creare la colonna sonora della mia vita. Spesso mi chiedevo se quella canzone l’avesse scritta per me.

Qual è il brano composto dal cantautore a cui è particolarmente affezionato?

Quello che mi colpisce più di tutti è “Il parco della luna”. All’interno del testo c’è un paragrafo che sento molto e recita “anch’io quante volte da bambino ho chiesto aiuto, quante volte da solo mi sono perduto, quante volte ho pianto e sono caduto, guardando le stelle ho chiesto di capire, come entrare nel mondo dei grandi senza paura, paura di morire, come uno zingaro seduto su un muro gli occhi nel cielo puntati sul futuro”.

Si è mai chiesto perché lei viene considerato uno dei più eclettici ed innovativi registi italiani?

No, non me lo chiedo mai. Sinceramente cerco sempre di restare con i piedi per terra.

Nello spettacolo che debutterà il 4 novembre prossimo al Sala Umberto di Roma ci sono importanti collaborazioni con artisti del calibro di Giuliano Sangiorgi, Kledi Kadiu ed Enzo Paci, nel ruolo di Dalla. Come è avvenuta la selezione del cast?

Scrivendo il copione insieme a Lorena Guglielmucci e Salvioni, i nomi sono saltati fuori in maniera naturale. Ogni parte non poteva vivere senza quel personaggio

Un episodio off e divertente della sua carriera?

Di certo nella mia professione mi sono sempre divertito, sono un privilegiato, nella vita faccio quello che più mi piace in assoluto. Un aneddoto simpatico potrebbe riguardare Fiorello nel programma “Stasera pago io… Revolution”. Durante una pubblicità dovevamo preparare un balletto particolare di Moses Pendleton e Rosario avrebbe dovuto presentarlo in un angolo dello studio. Ma, quando mi voltai verso l’inquadratura, mi accorsi che non c’era più e domandai allo staff dove fosse finito. Passavano i secondi, era necessario decidere come procedere e scelsi di andare in onda senza di lui. Magicamente però riapparve. A quel punto bisognava cambiare di nuovo e fare il lancio con il conduttore. Finito lo spettacolo ho scoperto che era andato in camerino a prendere una torcia perché voleva fare la presentazione con la luce sotto il mento per creare l’atmosfera. In quei dieci secondi ho perso dieci anni di vita.

Come si dirige dalla regia un Festival di Sanremo? Lei è un habitué ormai…

Si dirige come tutti gli altri show, ma la differenza è la pressione mediatica, che nel caso del Festival è molto pesante. E poi, come sempre, cerco di portare innovazioni artistiche e tecnologiche. A Sanremo gli occhi che ti guardano di solito sono sempre più di dieci milioni.

Secondo lei come sono cambiati la televisione, i suoi linguaggi e i mezzi espressivi ai tempi dei social e della cross-medialità? Evoluzione o involuzione?

La tecnologia porta inevitabilmente evoluzione, il segreto sta nel saper dosare senza strafare. Ma poi, in fondo, è sempre stato così.

Tivù pubblica o privata? Meglio lavorare a teatro?

Per quanto mi riguarda non esiste un luogo migliore per poter raccontare, ogni spazio ha i suoi mezzi, l’importante è avere la possibilità di farlo.

Dopo Lucio Dalla ci aspetta un omaggio ad un altro grande della musica italiana?

Intanto facciamo questo, poi si vedrà.

ADERISCI A CULTURAIDENTITA’: TESSERATI ANCHE TU!