Francesco Acquaroli: “Il teatro è come un circo felliniano..”

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L'intervista OFF a Francesco Acquaroli
PH Barbara Ledda

Affabile e acuto, Francesco Acquaroli si pone davvero in dialogo col suo interlocutore, dimostrando una grande voglia di raccontarsi e confrontarsi. In questi giorni è in onda su Rai Due con la terza stagione di Rocco Schiavone, noi lo abbiamo incontrato alla Mostra del Cinema di Venezia dove è stato presentato in anteprima mondiale Adults in the Room del regista francese di origine greca Costa-Gavras. L’attore romano è tra gli interpreti italiani (tra i protagonisti anche Valeria Golino, ndr) all’interno di un cast internazionale di un’opera che riesce a far toccare con mano tutte le fasi della crisi greca.

Ha dato il volto a Mario Draghi, il governatore della Banca Centrale Europea.

Costa-Gavras non era interessato a un lavoro di imitazione perciò mi sono concentrato sulla ieraticità di quest’uomo e, in alcune interviste dove è più rilassato, avevo colto anche l’aspetto più spiritoso. Ho letto il libro omonimo di Yanis Varoufakis da cui è tratto il film, un tomo corposo, ma avvincente come se fosse un giallo. La Troika (l’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziati con i paesi, così come da definizione fornita dal portale del Parlamento Europeo, nda) ha optato per delle decisioni che si sono rivelate degli errori macroscopici. Qualunque sia il periodo storico, il regime e la struttura, la politica incide sempre sulla nostra carne viva. La generazione di Costa-Gavras – incredibilmente ancora attiva – già cinquant’anni fa si era assunta l’impegno di aprirci gli occhi. In questo il cinema è politico: noi non abbiamo nozioni specifiche su ogni settore e la Settima Arte ci aiuta a focalizzare degli aspetti e ad orientarci.

 Abbiamo incontrato Francesco Acquaroli alla Mostra del Cinema di Venezia dove è stato presentato in anteprima mondiale Adults in the Room

Ha debuttato sul grande schermo con Diaz di Daniele Vicari. Come mai c’è voluto così tanto tempo (2011) per avere questa opportunità?

Non so perché sia avvenuto tardi, a volte c’è distrazione da parte degli addetti ai lavori, altre dipende dal caso. Ho cominciato col teatro e dopo due pose nella serie Romanzo criminale è mutata l’attenzione dei casting nei miei confronti. Sarò sempre grato a Vicari. Si è accorto di me in quanto attore anche di cinema. L’incontro con lui è stata una grande fortuna perché, soprattutto nel mio mestiere, è un po’ la vita che sceglie. Adesso sono in una fase in cui posso decidere a cosa aderire.

Quale ricordo ha del suo esordio teatrale con La nave di Gabriele D’Annunzio?

È stata la mia prima tournée con accanto il grande Giulio Brogi. All’epoca ero giovane e mi sono divertito tantissimo. Il teatro è una specie di circo un po’ felliniano che gira per le città, permettendoti di incontrare direttamente il pubblico e scoprire i tesori inestimabili del nostro Paese di cui magari non conoscevi l’esistenza.

Ci racconta un episodio OFF?

È stato molto formativo prendere parte ad alcune edizioni di Intercity Festival, organizzato dal Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino. Quando ti rapporti con un regista estero la comunicazione passa attraverso altri canali, va al di là della lingua di appartenenza. Tre anni meravigliosi in cui sono stato diretto da un canadese, un danese e un norvegese. Con quest’ultimo, Runar Hodne abbiamo messo in scena con Riccardo Naldini Io sono il vento di Jon Fosse. Dopo alcuni anni, è stata realizzata a Shanghai una retrospettiva su questo importante drammaturgo e proprio Fosse, che già aveva apprezzato il nostro allestimento, ha voluto inserirci in cartellone.

Dove la vedremo prossimamente?

Ho quattro film in uscita: I migliori anni di Gabriele Muccino, Il mio nome è Mohammed di Goran Paskaljevic, Simple Woman di Maria Chiara Malta e Tre piani di Nanni Moretti. Sarò anche tra i protagonisti della quarta stagione della serie americana Fargo per cui sarò impegnato a girare alcuni mesi a Chicago e tornerò nella terza stagione di Suburra nel ruolo di Samurai.