Quando muore un attore è un lutto culturale Universale

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Quando muore un attore, si spegne una stella capace di illuminare percorsi sconosciuti di cui tutti abbiamo bisogno.

Quanti grandi attori di teatro ci lasciano senza che qualcuno si ricordi di loro? Ecco il post denso di valore letterario oltre che emotivo di Patrizio Cigliano, già attore, regista, drammaturgo, produttore teatrale. Poche ma dense parole che descrivono tutto quel mondo che è IL TEATRO:

Tre attori in 5 giorni.
Quando muore un attore, si spegne una stella capace di illuminare percorsi sconosciuti di cui tutti abbiamo bisogno.
Se poi l’attore è soprattutto un attore teatrale, si spegne qualcosa di molto più profondo, perché per fare teatro si deve essere ricchi dentro, si deve avere empatia per il Mondo, si deve essere curiosi, si deve studiare tutta la vita, si deve amare l’Umanità!
Se poi l’attore (teatrale) non è neppure di quelli che la mediocre produzione italiana giudica maldestramente “da chiamata”, si sta parlando di un Attore con la A maiuscola, perché evidentemente si tratta di un eroe, nella concezione più epica del termine.
Si parla di qualcuno che ha letteralmente votato tutta la sua esistenza all’arte del teatro, della cultura, dell’umanità, dei sentimenti, dell’emotività, cercando attraverso se stesso, di fare del bene al Mondo, arricchendolo sia con una risata che con una lacrima, perché il teatro mostra e dimostra l’immensità dell’Uomo, tutta, svelandone contraddizioni e abilità.
E quando una tale gemma scompare, l’umanità perde una risorsa per capirsi, crescere e migliorare.
Perde una possibilità di sottrarsi all’alternativa opposta: il vuoto stagno di tanta totalizzante televisionaccia, ma anche di tanto cinema banale, di avvilente politica, o di cultura da bancarella.
Perché un Attore di teatro porta SEMPRE con sé, qualcosa di più e di prezioso, qualcosa che vuole condividere, qualcosa che vuole “capire” assieme al pubblico, qualcosa che abbia almeno una doppia possibilità di lettura, perché il teatro pone domande, in cerca di risposte, azzardando percorsi. E lui lo sa!
Quando muore un attore di teatro, è un lutto culturale di portata Universale: non muore uno scrittore, che con la sua maestria ci ha regalato 10/20 meravigliosi romanzi da leggere intellettualmente, arbitrariamente, muore un vero “dottore dell’anima” che con le sue infinite interpretazioni, diversissime, ha provato ad aprirci testa e cuore, anima e sensi, con infinite, diversissime storie: tante facce, tante storie, tante voci, tante anime, tanto tutto. E TUTTO DAL VIVO! Rischiando ogni sera di sbagliare, di non essere all’altezza.
Rischiando di fallire nella sua missione unica e primaria: essere Sacerdote della parola.
Dell’anima.
Delle emozioni.
Sangue, corpo, testa, cuore, fiato, TUTTO LÌ.
OGNI SERA. SENZA RETE. SENZA FALSITÀ!
Perché dal vivo, non si può mentire, non si può “rifare”.
NULLA, è più vero del Teatro! Fatevene una ragione, tutti!!!
Quando muore un attore di teatro, l’umanità dovrebbe tremare di paura, perché senza attori di teatro, CHI potrebbe raccontare l’animo umano “mostrandolo” (!!!) in diretta, certo di una catarsi emozionale che SOLO IL TEATRO DAL VIVO PUÓ INNESTARE?
Quando poi muore un attore di teatro NON FAMOSO, quelli famosi dovrebbero togliersi il cappello, perché per ogni attore famoso, ce ne sono 200 non meno bravi di lui che come guerrieri resistono alla precarietà di un mestiere meraviglioso e spietato, che proprio sulla Resistenza conferma la sua sacralità vocazionale: Sacerdoti della parola e dell’anima.
Fateci caso: quando muore un attore famoso, muore un “amico”, una presenza che abbiamo imparato a frequentare, e di cui probabilmente sentiremo (per un po’) la mancanza.
Quando muore un attore non famoso, non sentiremo, la sua mancanza, però (e non ce ne accorgiamo!) …
…Mancherà una colonna silenziosa e portante del Sistema culturale, che come un tempio (greco?) ha sul suo palco/altare la statua votiva.
Ma tutta la struttura poggia solidamente su infinite colonne: non le conosciamo, non le “riconosciamo”, ma queste SONO la struttura portante, che sorregge il tempio e la statua.
Quando muore un attore di teatro crolla un sipario sull’anima del Mondo, che da domani avrà una possibilità in meno di capirsi.
E il palcoscenico dell’anima si svuota un po’.
E in 5 giorni, sono morti tre attori di teatro.
Grazie, a Nicola D’Eramo, Walter Da Pozzo e Manuel Frattini

(Patrizio Cigliano)