Collezionare respiri: tu chiamala “art thriller” se vuoi

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La realtà supera la fantasia ma mica sempre è così: le cronache delittuose nel mondo del’arte non mancano, basti pensare al fattaccio milanese del gallerista Schubert fatto a pezzi e gettato nel Naviglio Pavese.

Viceversa, anche nella finzione delle mostre, fra installazioni e altre amenità shock, la fantasia si accosta alla realtà e la supera.

E del resto, nel mondo delle lettere e del cinema non mancano le integrazioni hard boiled del mondo dell’arte.

Ma chi?, chi?, prima di Mario Gerosa ha raccontato in un romanzo il modo in cui si collezionano i respiri nell’ambiente milanese degli art addicted?

Il collezionista di respiri (Falsopiano, 2019, 280 pagine) è il primo romanzo di Mario Gerosa, scrittore, giornalista, saggista e critico cinematografico classe ’63, che produce con un libro un po’ lo stesso sberleffo di Damien Hirst ai collezionisti e galleristi dell’universo mondo quando si è fatto un’asta da solo.

Quello dell’arte e in special modo quello dell’arte milanese è un mondo che si prende troppo sul serio anche quando senza saper ridere o inorridire ci si avvicina pericolosamente alla stessa frontiera che nell’impresa scientifica è rappresentata dalla clonazione degli esseri umani o dall’impianto di cervelli su altri corpi.

"Il collezionista di respiri", l'art thriller di Mario Gerosa

I collezionisti d’arte oggi sono bulimici di novità assolute e spesso prescindono dal ruolo prezioso delle gallerie, si contendono le opere più controverse (usiamo questo termine) per appagare soprattutto la loro brama di costruirsi le loro wunderkammer personali. Michel Houellebecq ci era andato vicino, quando nella finzione narrativo del suo penultimo libri si immaginava lo sfacelo corporeo operato da un collezionista d’arte ma pure di ossa.

E qual è l’ultimo grido nel mondo del collezionismo d’arte? Le repliche umane di personaggi di dipinti famosi, nella fattispecie mitologici, in vere e proprie pose di tableux vivant.

A Milano, metropoli cupa e post/post/post 2019, altro che the-place-to-be, opera una società specializzata che al pari di un’agenzia di casting fornisce ai propri clienti veri e propri book con i prodotti richiesti, fauni, centauri, meduse, in un giro che ha il proprio centro in una clinica milanese dove vengono effettuati interventi oltre il lecito e oltre l’immaginabile.

I musei diventano ricettacoli di collezionisti estremi, al di sopra dei quali si erge però la figura della giovane Nina Colesanti, la protagonista del romanzo che rischierà di essere stritolata in questo infernale quanto affascinante marchingegno chic.

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Emanuele Beluffi
Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Ordine Nazionale dei Giornalisti tessera n. 173490. Laurea in Filosofia presso Università degli Studi di Milano, Filosofia del Linguaggio-Orientamento Logico-epistemologico. Responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e attualmente conservato al Centre Pompidou di Parigi. Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/