Maurizio Nichetti: “Quando ho iniziato ho fatto splash”

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fonte nichetti_official

Maurizio Nichetti, attore e regista milanese, classe 1948, dagli anni ’70 ai ‘90 ha segnato la storia del teatro meneghino e del cinema comico italiano, prima fondando la compagnia teatrale Quelli di Grock e poi con film quali Ratataplan, Ladri di saponette e Volere volare. Dopo essere stato recentemente ospite della fiera milanese Cinemarcord, ha gentilmente concesso un’intervista a Off.

Quando ha fondato Quelli di Grock, nel ’74, come siete stati recepiti dal pubblico milanese?  

Direi bene. Il primo anno aspettavamo 20 allievi e se ne sono iscritti 80, il secondo ne aspettavamo 80 e ne sono arrivati 250, il terzo ci siamo organizzati per 250 e abbiamo avuto 500 iscritti; un numero che con poche variazioni è rimasto uguale sino ai giorni nostri. La scuola è ancora attiva in via Muzio a Milano.

Ratataplan è uscito esattamente 40 anni fa: cosa ha provato quando ha debuttato come regista sul grande schermo?   

Quando si lavora con passione c’è poco tempo per le emozioni. Ero troppo occupato a scrivere, dirigere, montare, coordinare un piccolo gruppo di amici che mi affiancava in un’avventura più grande di noi. Quando Ratataplan è scoppiato come caso dell’anno, stavo già lavorando al secondo film, Ho fatto Splash. Così ho iniziato un lavoro che non avevo confessato neppure a me stesso di voler fare. Lavoravo da più di 10 anni e mi piaceva stare su un set in qualsiasi ruolo. Per un regista, aver provato lavori diversi è fondamentale per poter comprendere e dirigere poi una troupe propria.

Secondo lei come è cambiata la realtà cinematografica milanese rispetto agli anni ’70?   

Direi che è cambiata la realtà cinematografica in generale, non solo quella milanese. Anzi, ad andare in crisi è stato proprio il cinema d’autore per la sala cinematografica, mentre l’audiovisivo per le piattaforme televisive e per la comunicazione commerciale non è mai stato così fiorente.  Milano è sempre stata all’avanguardia del cinema pubblicitario e della comunicazione commerciale, che oggi si avvale anche del web e di svariati social.

Parlando della televisione, qual è la sua opinione, nello specifico, delle piattaforme streaming come Netflix e Amazon Prime? 

Mi sembra un’evoluzione del mestiere di regista cinematografico. Oggi se si vogliono raccontare storie per immagini non si possono ignorare queste nuove piattaforme che, ogni 6 mesi, cambiano, si uniscono, nascono o scompaiono con una velocità inquietante.

Le saremmo grati se ci potesse raccontare un episodio Off della sua vita.   

Dopo una vita dedicata a raccontare storie al cinema o a pensare format televisivi e pubblicitari, da una decina d’anni mi sono dedicato completamente all’insegnamento. Stare coi giovani mi piace e mi dà sempre nuovi stimoli. Aiutare le nuove generazioni a non commettere alcuni errori di partenza mi sembra un buon modo di impiegare la mia esperienza. L’episodio Off che sto vivendo, non è un episodio divertente. Sto cercando di riuscire a salvaguardare il lavoro che ho fatto negli ultimi 7 anni presso la sede lombarda del Centro Sperimentale di Cinematografia. Una scuola nazionale di cinema molto prestigiosa e una sede, la nostra lombarda, all’avanguardia nei metodi di insegnamento e nei risultati conseguiti. Per difendere la sua natura di scuola pubblica a prezzi di frequenza contenuti – 2.400 euro all’anno – dobbiamo fare i conti con una crisi economica che tocca tutti i settori e tutti i finanziamenti in essere. Trovare un modo per superare questo frangente difficile è l’impegno dei prossimi mesi nell’interesse dei miei studenti, dei professionisti che mi affiancano in questo lavoro, del territorio lombardo che ha la massima concentrazione di imprese e nuove start-up sempre alla ricerca di imprenditori e registi della comunicazione visiva.

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