“La stirpe di Herakles”, fine del mito e inizio della storia

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Nell’attuale periodo storico vi è l’esecrabile tendenza a dileggiare tutto ciò che attiene al mondo della spiritualità e a esaltare invece il più bieco materialismo. Si prenda, a titolo paradigmatico, la guerra di Troia. Siamo stati educati a pensare che essa sia una leggenda e che chiunque osi affermare il contrario sia da considerare pazzo; tuttavia nel 1870 con i suoi scavi Heinrich Schliemann ha scoperto alcune rovine che ha ritenuto essere quelle dell’antica Troia.

Le testimonianze scritte dell’epoca, ovvero l’Iliade e l’Odissea, ci dicono che il conflitto si è svolto tra il 1210 e il 1180 a.C.. In quel periodo gli acerrimi nemici dei Greci erano i grandi regni dell’Anatolia e tra essi il più importante era Wilusha, che veniva chiamato anche Wilion e poi Ilion, ovvero Troia. Omero ci racconta che la guerra, tenutasi in questi territori, era durata dieci anni e aveva visto fronteggiarsi una coalizione di città elleniche contro quelle dell’Asia minore.

 "La stirpe di Herakles", il romanzo di Andrea Gualchierotti

Con La stirpe di Herakles (Il Ciliegio, 2019, 208 pagine, 13 euro) Andrea Gualchierotti ambienta il proprio romanzo proprio nel periodo immediatamente successivo alla guerra Troia e ci trasporta nella città di Cencrea, dove Arethes figlio di Amphiloco, fratello di Brasida e di Cleomene, governa a titolo di reggente del padre, impegnato nel suddetto conflitto. La sua relativa tranquillità viene però scossa dalla notizia della morte del padre e dei fratelli, che lo fa sprofondare nella più nera mestizia. Approfittando della tragica situazione Archidamo ordisce un complotto, riuscendo a spodestare il giovane e a impossessarsi del potere grazie all’aiuto di Babylas e di Phiras. Non pago del successo ottenuto, non solo condanna a morte Arethes ma lo espone al pubblico ludibrio. Il suo supplizio viene evitato grazie all’intervento di Elteo, figlio di Pelias, reduce dalla guerra di Troia e amico di suo padre, che lo libera, lo aiuta a fuggire dalla prigionia e collabora con lui per organizzare la vendetta.

Intanto cresce a dismisura l’ambizione di Archidamo, il cui obiettivo diventa quello di estendere i suoi domini a tutta la Grecia. Per far ciò, l’usurpatore non esita a ricorrere alla magia nera addentrandosi nelle profondità telluriche e una volta giunto nell’abisso scopre la possibilità di evocare la stirpe di Eracle per schiacciare tutti i popoli umani sotto il suo tallone e soggiogarli al suo volere.

La stirpe di Herakles è un’ottima rappresentazione in chiave letteraria della fine del tempo mitico e dell’inizio della storia, nella quale Andrea Gualchierotti riesce mettere in scena magistralmente feroci conflitti tra uomini che non sono più gli eroi antichi ma che rappresentano quei guerrieri del Kali Yuga che sono comparsi proprio nell’età del ferro in cui «Forze antiche si ritirano dalla terra, tornando nei regni primevi che giacciono oltre il tempo, e anche i numi dell’Ellade sigillano i cancelli del cielo. Nessun uomo vedrà più i Titani camminare sulla terra, né gli dèi agitare i loro scettri fra le nubi in tempesta!»