Lidia Vitale: “Non si può piacere a tutti!”

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L'intervista OFF a Lidia Vitale
Ph Azzurra Primavera

Un timbro inconfondibile e uno sguardo che non si perde nel vuoto, ma osserva dritto negli occhi l’interlocutore. Lidia Vitale è estremamente comunicativa non solo rispetto a ciò che dice, ma anche per come si pone. Quel graffio che si avverte nella voce è l’atteggiamento che ha nei confronti della vita, ma – ci teniamo a specificarlo – sempre in un’ottica costruttiva. Dal 16 settembre torna su Fox nei panni di Anna Montacchi (la mamma di Romolo) nella seconda stagione dell’innovativa serie Romolo + Giuly: la guerra mondiale italiana.

Abbiamo avuto modo di incontrarla al Sa.Fi.Ter dove ha ricevuto il premio come miglior attrice per il corto Soubrette di Marco Mingolla.

Quest’estate, per te, è stata caratterizzata in particolare da un film, Tulipani di Mike Van Diem (ancora in giro per sale e festival), in cui dai vita a un’intensa Immacolata e dove viene rappresentata la riscoperta delle proprie radici. Qual è il tuo legame con la terra?

La Puglia mi riguarda in maniera particolare (il film è ambientato nel tacco dello stivale, nda) perché i miei nonni erano pugliesi, anche se ho vissuto tardi le mie radici. La vita ti riporta sempre nei luoghi d’origine mettendoti in condizione di rimettere a posto tutti i tasselli. Immacolata è quel tipo di donna che si carica tutto sulle spalle e a dispetto di tutto e tutti vince la sua battaglia nel quotidiano. Per dirla alla napoletana ha la “cazzimma”. L’altro tema forte di Tulipani è l’accoglienza, che emerge ancor più in questo momento storico in cui ci dimentichiamo di essere stati sempre un popolo accogliente, è la nostra caratteristica peculiare. Siamo un paese esportato in tutto il mondo e al contempo viaggiatore. [Lo dice con amarezza] L’Occidente ha fallito su tutta la linea. Non riconosciamo il valore profondo di questa nostra terra, come Roma in mezzo alla monnezza, questa matrona antica che purtroppo sta pian piano morendo.

Nel film di Van Diem si assiste a uomo che, negli anni ’50, arriva da lontano, si trova in mezzo a quattro “disgraziati” e si unisce a loro nella lotta contro il pizzo, pagandone anche le conseguenze. Oggi abbiamo preso un andazzo che non mi piace. Il nostro problema è che non ci stiamo più unendo e invece dovremmo farlo.

È solo una questione politica?

No. Purtroppo l’individualismo regna sovrano. Per me è il fallimento dell’intera cultura occidentale. Non ci sono più determinate certezze e si avverte quella paura di perdere tanto ben descritta da Verga.

Come si combatte la paura dell’altro?

Credo che la paura sia proprio il punto e quella del diverso da noi ci blocca. La paura si risolve cambiando lo schema. Ormai siamo cittadini del mondo.

Prima accennavi alla Capitale. Spesso si attribuisce alla politica la responsabilità dello stato in cui versa Roma, credi anche tu che sia così?

Ritengo che si tratti di un disinteresse collettivo. La responsabilità è di tutti, non si può solo e sempre affibbiarla all’esterno. Bisogna partire da gesti individuali come può essere anche quello di ridurre il consumo di plastica. Non mi viene naturale, sarebbe più comodo ad esempio acquistare la cassa di acqua, ma so che c’è un urgenza ambientale e bisogna correre ai ripari.

Ricordando i tuoi esordi, cosa ti porti dell’esperienza come assistente di Carlo Degli Esposti (storico produttore)?

Mi affascina tutta la macchina cinematografica perciò per me è stata fondamentale la palestra con lui. Poi non so cosa sia scattato in me che mi ha portato a decidere di voler fare l’attrice. Alberto Sironi era un suo regista e ho debuttato proprio con lui in un tv-movie (Il furto del tesoro); mentre per Carlo non ho mai lavorato come interprete. La vita è un cerchio e se penso che è stato proprio Carlo a produrre Piuma con mia figlia (Blu Yoshimi, nda) co-protagonista mi fa sorridere teneramente.

Nel tempo pensi di aver conquistato qualcosa in questo ambiente?

All’inizio sono stata rifiutata perché ho una personalità mia, eccentrica. Ho cominciato in un periodo in cui si avviava il processo di omologazione per cui ho sentito tantissimo questo approccio di respingimento nei miei confronti. Mi ha fatto anche molto soffrire. Ho avuto dei grandi maestri e questo mi ha permesso di rimanere fedele a me stessa. Sono una persona che dice le cose come stanno e che quando dà dei feedback – magari severi – lo fa sempre in una prospettiva propositiva. La grande conquista è stata la consapevolezza che mi porta a dire: questa è la mia bellezza… e poi non si può piacere a tutti.

A tuo parere la svolta è arrivata con “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana?

Non credo che sia ancora arrivata, anzi sarebbe anche ora che accadesse visto che sono trent’anni che do l’anima per questa professione che tanto amo. Lo dico non con arroganza, ma per merito. Un altro tema dell’Italia è la meritocrazia, è un Paese di talenti e tocca farli emergere.

C’è un ruolo che ti ha scombussolato?

Tutti i personaggi non capitano mai a caso. Sono un pezzo di te, per fare spazio a un altro devi togliere qualcosa di tuo. Accogliere un altro di diverso da sé presuppone una profonda consapevolezza di sé. Tulipani, ad esempio, è stato un passo essenziale perché finalmente mi sono rapportata con qualcuno che non mi diceva «mi fai paura», ma «give me more».

Qual è il limite che ti ha fatto superare la recitazione?

Tutti! Meglio di trent’anni di analisi. Ho studiato tantissimo, ero chiusa in me stessa, avevo questo sogno e mi ci sono aggrappata.

E qual è, invece, il limite invece oltre cui non andare?

Sicuramente il rispetto dell’altro. Esistono dei valori inviolabili.

Cosa ti spaventa di noi in quanto comunità?

Il fatto di essere tutti con la testa bassa sul telefonino. Non ci si guarda più negli occhi. Prevalgono le maschere dei social e la preoccupazione di essere perfetti su un selfie. Si è quanti followers si ha, invece bisogna riscoprire il coraggio di essere se stessi.

Come si insegna tutto questo a una figlia?

Essendo veri fino in fondo e mostrandosi come un essere umano che piange, si arrabbia, sa chiedere scusa e il permesso e dire grazie. Una mamma che le insegna come affrontare il dolore e non il modus operandi di oggi: you have a pain, take the pill.

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Condividi con noi un episodio OFF dei tuoi primi anni?

Ho realizzato pochissimi progetti. Se non mi avessero dato l’importante possibilità di prendere parte a La meglio gioventù avrei smesso di fare questo lavoro.

Ti senti un po’ nemo propheta in patria?

Penso che siano indispensabili queste voci fuori dal coro. Adesso sta cominciando a essere riconosciuto il mio valore. Le storie importanti si costruiscono passo dopo passo. Gli ostacoli mi hanno permesso di andare più in profondità, oggi è giusto che avvenga questa fase.

L'intervista OFF a Lidia Vitale
Ph Gianmarco Chieregato

«Nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno», diceva Anna Magnani, che tu hai interpretato e continui a farlo splendidamente nel monologo Solo Anna

Le devo tanto proprio rispetto a questo processo di cambiamento. Ogni volta in cui si cade è una rinascita se lo si fa a petto pieno. Sulla giostra della vita o si sale con quella paura che arriva a paralizzarti o sapendo che va affrontata. La Magnani mi ha insegnato e fatto tirar fuori il coraggio di vivere, a qualunque costo. A volte mi dicono che sono arrabbiata, ma non è così, sono appassionata e l’aspetto collerico è un’energia che uso positivamente per il mutamento.

C’è qualcosa che vorresti cambiare di te stessa?

Tutti i giorni. A volte posso apparire rigida, invece mi piacerebbe risultare ancora più accogliente. Voglio diventare più esperta nel far arrivare il mio cuore e che le vecchie ferite non influenzino più. Sono dei punti su cui lavoro quotidianamente.

Quali sono i prossimi progetti in uscita?

Sarò nella terza stagione de I Medici (Rai) dove interpreto un ruolo circoscritto a cui ho tenuto moltissimo – sarò irriconoscibile – e dove mi ha diretta un regista canadese bravissimo. Mi vedrete anche nella prossima stagione di Rosy Abate (Mediaset) e in Romolo+Giuly (Fox). Ho partecipato anche a Sanctuary (Netflix). Dal punto di vista cinematografico il mio corto da regista, sceneggiatrice e produttrice, Tra fratelli con Blu protagonista, continua a girare così come Soubrette dove sono interprete. La mia vittoria sarà designata se i giovani talenti emergeranno.

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