Luca Barbareschi: “Vorrei vivere tutta la vita facendo teatro”

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Luca Barbareschi coproduttore e interprete di
Ph Karen Di Paola

Presentato a Venezia 76“L’Ufficiale e la spia (J’Accuse)” di Roman Polanski ha agitato (non poco) le coscienze di chi non reputava giusto far concorrere l’opera di un regista accusato di stupro. Nelle vesti di co-produttore e interprete del film, che racconta il cosiddetto affare DreyfusLuca Barbareschi: l’artista descrive l’emozione di aver abbracciato un progetto così importante che si è aggiudicato, tra i tanti riconoscimenti, il Gran premio della giuria e il Premio “Sorriso diverso Venezia”.

J’accuse ti vede nelle vesti di attore e produttore: qual è il ruolo più difficile?

Quello dell’attore è il mestiere più bello del mondo e io sono orgoglioso di esserlo. Vorrei vivere tutta la vita facendo teatro: non a caso ho comprato il Teatro Eliseo di Roma dove ho investito incoscientemente tutti i miei risparmi (ride, ndr). J’accuseèun progetto nato tanti anni fa e, nonostante produrre sia molto complicato, sono fiero di aver consegnato al pubblico un film che è di un’attualità sconcertante. E’ un film molto importante per Polanski e sono felice dei premi che ha ricevuto.

Qual è la forza di questo film?

E’ un film pulito, che racconta la verità così com’è. Il protagonista del film non è un ebreo: è un uomo che non ama gli ebrei come Alfred Dreyfus ma che decide di difenderlo perché accusato ingiustamente. E’ questo il messaggio più importante del film: rispettare gli altri per quello che sono, in quanto esseri umani.

Cosa pensa delle polemiche che hanno accompagnato il film?

Vorrei lasciarle alle spalle. Il film ha partecipato ad una meravigliosa mostra del cinema dove viene giudicata solo l’arte che deve essere sana e libera. L’arte non ha un colore morale altrimenti, per esempio, dovremmo abbattere la Cappella Sistina per la condotta di Michelangelo. Solo Dio può giudicare.

Luca Barbareschi coproduttore e interprete di "J’Accuse” di Roman Polanski si confessa a ilGiornale OFF
Ph Karen Di Paola

L’Europa è ancora percorsa da ondate di antisemitismo: cosa può fare il cinema?

Il cinema può fare tanto. J’accuse ha una funzione educativa importante soprattutto per le nuove generazioni che leggono poco e non conoscono bene la storia. Consiglio un libro di Jonathan Sacks, capo rabbino di Londra, dal titolo “Non nel nome di Dio”, dove parla di un cambiamento climatico culturale. Facendo un paragone con i repentini cambiamenti climatici, gli estremismi hanno tolto la centralità del pensiero moderato occidentale. Forse una soluzione potrebbe essere ripartire dalla nostra tradizione giudaico-cristiana.

Sarà in edicola venerdì 6 settembre in allegato a Il Giornale al prezzo di 1 euro, il nuovo numero di CulturaIdentità, il magazine mensile fondato da Edoardo Sylos Labini e diretto da Alessandro Sansoni

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Come si svolge una sua giornata tipo lontano dai riflettori?

Mi alzo tutte le mattine alle 5, faccio una passeggiata, studio un paio di
ore e poi sono pronto per i miei sei figli e tutte le persone che lavorano con
me.

Un episodio off all’inizio della sua carriera?

Quasi 40 anni fa ero un giovane produttore e attore, il cui sogno più grande era partecipare al Festival di Venezia. Mi presentai all’Anica e consegnai al grande Franco Mariotti le copie del film Summertime: ricordo che arrivai all’appuntamento sudato e stravolto perché a quei tempi le pellicole erano conservate in scatole, chiamate “pizze”, che pesavano tantissimo. Il film poi fu selezionato e presentato al Festival di Venezia del 1983 nella sezione De Sica dove vinse il premio per la migliore opera di esordiente.

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2 Commenti

  1. Con tutto il rispetto e l’ammirazione per te caro Luca…ma che cavolo dici !? il Papa non lo vuole…Lui si è convertito all’ Islam !!!

  2. barbareschi bada a quello che dici, corri il rischio che il capo dei preti ti scomunica!

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