Le purghe di Stalin, anzi no di Zuckerberg

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ph, sinepax

Andrea Indini, responsabile del Giornale.it, sul suo blog “il loft” ci ricorda l’articolo 21 della Costituzione. “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“. CasaPound e Forza nuova sono state infatti oscurate sui social, con la cancellazione delle relative pagine Facebook e Instagram insieme ai profili di numerosi responsabili nazionali, locali e provinciali, compresi quelli degli eletti in alcune città italiane. Oscurate le pagine di Gianluca Iannone, Simone Di Stefano e Roberto Fiore e altri account vicini a CasaPound e Forza Nuova. Ma,scrive Indini, “è difficile pensare che tutti questi soggetti siano stati giudicati nel merito dei post pubblicati. Credo piuttosto che sia stata fatta pagare loro la propria appartenenza politica. [..] sarebbe comunque un attacco alla libertà di espressione e per esteso alla democrazia italiana. Parliamo, infatti, di due forze politiche che si sono regolarmente presentate alle elezioni e non certo di pericolosi gruppi eversivi“. (Redazione).

A Mark Zuckerberg è bastato un clic per spegnere tutto. Decine e decine di pagine sono state oscurate in un nanosecondo dopo che la polizia politica di Facebook ha emesso il proprio verdetto contro CasaPound e Forza Nuova. Profili ufficiali, politici, militanti, riviste e persino onlus sono rimasti vittime di questa purga senza precedenti. È, infatti, la prima volta che il colosso del web decida senza diritto di appello di bannare due partiti e chiunque sia a loro (anche lontanamente) legato. Si tratta di una presa di posizione profondamente illiberale che colpisce due realtà politiche che vengono regolarmente ammesse alle elezioni e la cui unica colpa è di essere di estrema destra.

La purga, ieri pomeriggio, è arrivata senza preavviso. La sentenza è stata emessa soltanto dopo. Un portavoce del colosso americano ha, infatti, accusato pubblicamente CasaPound e Forza Nuova di essere “impegnati nell’odio organizzato” e, per questo motivo, di non poter trovare spazio sulle piattaforme di Facebook e Instagram. “Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram – ha spiegato – devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia”. In nome di una policy, che colpisce arbitrariamente solo chi la polizia politica del gruppo decide che deve essere colpito, sono quindi stati spazzati via semplici militanti, politici democraticamente eletti, gli amministratori della pagina del Primato nazionale (rivista sovranista che non appartiene nemmeno a CasaPound) e Solid, una onlus umanitaria che porta aiuti in diverse parti del mondo.

È difficile pensare che tutti questi soggetti siano stati giudicati nel merito dei post pubblicati. Credo piuttosto che sia stata fatta pagare loro la propria appartenenza politica. E in ogni caso, anche se gli sgherri di Zuckerberg li abbiano bannati per le idee espresse su Facebook, sarebbe comunque un attacco alla libertà di espressione e per esteso alla democrazia italiana. Parliamo, infatti, di due forze politiche che si sono regolarmente presentate alle elezioni e non certo di pericolosi gruppi eversivi. Parliamo di politici che sono stati regolarmente eletti e non certo di temibili terroristi neri. Certo, Facebook è un’azienda privata e, quando più le fa comodo, può schermarsi dietro le clausole inserite in una artefatta policy, ma ospitando oltre 2,7 miliardi di utenti attivi al mese ha anche degli obblighi deontologici. Un conto è combattere l’istigazione all’odio, un altro è azzerare forze politiche che la pensano diversamente. Schiacciare le idee non è mai democratico. Ma ai “democratici” piace tanto farlo. (Andrea Indini, “il loft”)

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