Roberta Da Soller: “Quando a un provino sedendomi, mancai la sedia..”

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Foto di Alessia De Francesco

È una delle protagoniste dell’atteso film “Effetto Domino” di Alessandro Rossetto, che verrà presentato il 2 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “Sconfini” e che uscirà nelle sale il 3 settembre. Roberta Da Soller racconta il suo momento d’oro a Off.

Parlaci della tua esperienza nel film di Alessandro Rossetto “Effetto Domino”…

ph Alessia De Francesco

Ovviamente è sempre un gran bel lavorare quando giri un film con un regista che stimi e con dei colleghi e colleghe con cui hai molta affinità.  Nonostante ci siamo portati dietro un po’ di cose da Piccola Patria, in Effetto Domino è stato qualcosa di diverso. E’ stato come vivere una transizione, sicuramente un ulteriore passo di Alessandro verso la finzione. La storia era molto presente. Io invece ho lavorato con frasi, brevi considerazioni, parole o provocazioni raccolte come fu allora. Mi sono trovata spesso nel «potrebbe essere» di Alessandro, frase che dice spesso quando tutto potrebbe essere, ma anche il contrario, ovvero il piglio documentarista… Così direi che il principio per cui quello che ti sfugge fa il film tanto quello che comprendi, mi ha accompagnata per tutte le riprese. 

Come nasce la tua passione per il mondo dello spettacolo?

Mi sono appassionata al teatro quando vivevo a Madrid. Ero sola, a studiare in una metropoli di cui sapevo poco. I primi tempi sono sempre quelli del prendere le misure fra te e la città in cui ti trovi, conoscere i quartieri, le vie, i luoghi. Poi vengono le amiche, i bar e le serate. Nel frattempo, che è un tempo bellissimo, non volendo starmene a casa iniziai ad andare a teatro. Spesso per la verità. Quando sono ritornata a Venezia mi sono iscritta prima ad un corso di recitazione e poi a una piccola scuola di teatro. Poi ho iniziato a studiare per conto mio storia del teatro, soprattutto quello più recente e ad appassionarmi alla performance, alla danza e al teatro di ricerca e poi da lì un po’ di fortuna e buone occasione e ho iniziato a lavorare. Il cinema è arrivato più tardi. 

Durante il tuo percorso professionale ti sei mai detta “Ma chi me l’ha fatto fare?”

Sì, in genere penso a questo quando c’ho le bollette da pagare, un tubo che si rompe, quando la macchina mi lascia a piedi. Ma per il resto direi che è amore. 

Nei momenti più complicati, chi o cosa ti ha dato la forza per andare avanti?

ph Alessia De Francesco

Direi l’impegno politico, l’attivismo. Molte persone, che non fanno attivismo, credono che occuparsi di politica sia una questione principalmente identitaria. Io credo invece che al contrario metta in moto un movimento di estrospezione uno spostamento dell’attenzione verso forze esterne che danno forma a risposte e comportamenti. Tutto questo contro una tendenza che per anni ha spinto le persone all’introspezione e al credere nell’autosufficienza individuale. Questa prospettiva aiuta anche nei momenti complicati che una persona può attraversare, anche nel lavoro. 

Il luogo comune che proprio non sopporti del mondo dello spettacolo?  

Non me ne vengono in mente. Ma direi che non amo l’immedesimazione, quella cosa di vestire i panni di…sostituirsi a…Trovo che sia un’idea di attorialità brutta e come scrive un’amica, Ilenia «l’immedesimazione è riproduzione del Medesimo, non produce differenza, è reazionaria» Eppure c’è molto ancora di questa roba nei teatri e nelle conversazioni fra gli addetti ai lavori. Forse alcuni luoghi comuni che mi fanno venire i brividi sono legati proprio a l’idea di rappresentazione. 

A quali progetti ti stai dedicando?

Sto lavorando a una performance con due artisti belgi e a ottobre inizio di nuovo i corsi allo IUAV Teatro e Arti Performative come assistente. 

Il prossimo step della tua carriera che ti piacerebbe raggiungere?

Un film horror o lavorare con la lingua spagnola. Magari un film horror in spagnolo. Non lo so è talmente tutto in divenire che far progetti è troppo rischioso.

Ci racconti un episodio OFF della tua carriera?

Credo ce ne siano parecchi, ma uno lo ricordo con affetto e fu quando mancai la sedia il giorno che ho conosciuto Carlo Mazzacurati. Mi accolse nel suo studio e io ero parecchio emozionata, gli ho dato la mano e poi mi sono semplicemente seduta, non c’era la sedia, ma non importa. Quella goffaggine mi ha aiutata ad avere la parte.