Il gioco perverso di Marco Pollini in Pop Black Posta

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Come ti sentiresti se, mentre sei in fila alle poste, venissi preso in ostaggio con una bomba a un metro da te? E se la tua aguzzina, che lavora in quello stesso ufficio, ti costringesse a confessare dei crimini che hai compiuto scoperti grazie alle tue lettere? Queste sono le domande alla base di Pop Black Posta, ultimo film di Marco Pollini uscito nelle sale il 22 agosto.

Alessia (Antonia Truppo) lavora come impiegata in un ufficio postale in provincia di Verona; all’inizio sembra una dipendente modello, ma un giorno, verso la fine del turno, tira fuori una pistola e prende in ostaggio cinque persone che si trovavano lì apparentemente per caso, ma che in realtà lei vuole coinvolgere in un gioco perverso: costringerli uno ad uno a rivelare i loro scheletri nell’armadio, altrimenti li ucciderà tutti. Parallelamente, compaiono dei flashback dell’infanzia di Alessia, che spiegano cosa l’ha spinta a compiere un tale gesto.

Il film, presentato a maggio al Festival di Cannes, scava a fondo nella psiche dei singoli personaggi e in particolare della protagonista, un personaggio più complesso di ciò che sembra. Il tutto viene girato in ambienti chiusi, a parte una scena nell’Arena di Verona.