Quei “piccoli squarci” di vita di Chiara Famoos Paolini

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Chiara Famooss Paolini è una web writer e content creator. Personalità versatile, è attiva nel mondo della moda come in quello dell’editoria, convinta che non vi sia poi una grande differenza: un abito come una copertina di un libro infatti sono vesti che nascondono un contenuto tutto da scoprire.

Nell’arco del 2019 la giovane scrittrice vede uscire la sua raccolta di poesie Piccoli squarci, pubblicata dalla casa editrice L’erudita. Cosa sono questi “squarci”? Sono brevi frammenti in cui l’autrice in modo autobiografico ci racconta le sue esperienze, velate dalla dimensione poetica, rendendole quindi sospese e sognanti, attraverso una scrittura limpida, incisiva e a tratti criptica. Si tratta di centotré pagine di versi dedicati in modo particolare all’amore, dove la Paolini non ci indica se debbano venire letti in modo indipendente o se invece siano tasselli che dovrebbero costruire una narrazione. Quello che conta è che vengano toccati quelli che sono gli aspetti consoni al sentimento più decantato dai poeti, che oscilla tra la felicità e la tristezza, il godimento carnale e la paura dell’abbandono.

“Le granite dolci/ le ho mangiate con la tua bocca/ Il sole forte mi ha abbronzato la tua pelle/ Il mare ci ha resi/ onda e schiuma/ sabbia e roccia/ sale e vento”. In questa lirica, che prende il titolo di Sicilia, l’autrice mette in risalto un fattore determinante che s’instaura tra due innamorati: quello dell’appartenenza, dove l’uno diventa parte dell’altra e viceversa e dove quindi viene data vita a una commistione tra corpi e anime in cui si fa difficile pensare a una scissione: si è divenuti una sola persona, una sola cosa unita indissolubilmente, e tale concetto Chiara Famooss lo rende attraente attraverso le metafore prese in prestito dagli eventi naturali ubicati nel Sud.

Piccoli squarci è il percorso di una giovane donna aperta alle emozioni, senza la paura di vivere l’esistenza, anche nelle evenienze più spiacevoli. La scrittrice sembra suggerirci di non chiudersi mai ai sentimenti, perché questa chiusura diverrebbe una morte prima del tempo. “Vincere” non significa essere in grado di razionalizzare sempre la realtà, ma essere in grado di sentirsi sempre pronti all’imprevedibile, come viene espresso dall’omonima poesia Vincere: “A volte vincere/ significa correre fino allo sfinimento/ A volte vincere/ significa saper camminare lentamente/ godersi l’odore dell’imprevedibile.”