Il (vero) volto di Artemisia

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Qual era il volto vero di Artemisia Gentileschi? Di quella pittrice libera e spregiudicata, che ha creato non pochi guai per la sua bellezza e fascino? Lo conosciamo attraverso una manciata tra ritratti e autoritratti, ma mancava quello di una Artemisia adolescente. E, come per magia, è venuto fuori nel corso degli studi per la mostra “La luce e i silenzi. Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche del Seicento”, in corso a Fabriano sino all’8 dicembre, di cui IlGiornaleOFF ha parlato il 5 agosto scorso.

È stata una giovane storica dell’arte, Lucia Panetti, a individuare nella Circoncisione di Orazio Gentileschi, padre della pittrice, il ritratto di Artemisia nelle vesti di santa Cecilia che suona l’organo in alto a sinistra della grande pala. Accanto ad un angelo, compare il viso-davvero bello e realizzato in modo straordinario-di una giovane donna, anzi di una ragazza. Si tratta proprio della quattordicenne Artemisia, visto che la Circoncisione è del 1607 e lei è nata nel 1593. A confermarlo i confronti con altri suoi ritratti, ma anche il fatto che in quella pala d’altare eseguita per la chiesa del Gesù di Ancona da un Gentileschi quarantaseienne, a far da modelli ci sono tutti i personaggi reali della bottega romana del pittore. Dal pellegrino siciliano alla lavandaia di casa, dal cavadenti al medico. Non poteva mancare la figlia, che in quegli anni cominciava a macinare i colori, ad aiutare il padre nella preparazione delle tele, proprio come un garzone di bottega. Femmina però, e questo era un fatto insolito per i tempi. Era la più dotata dei figli, i tre maschi saranno pittori minori, faranno i mercanti d’arte (non sempre onestissimi)

Com’era Artemisia? Indubbiamente bella e intrigante. Le gote lisce e rosate, un leggero doppio mento che comparirà in tutti i ritratti, il naso con una lieve gobba, i capelli a ciuffi ribelli e mossi, gli occhi chiari, lo sguardo malinconico. Chissà cosa stava pensando. Orfana di madre, morta di parto nel 1605, doveva badare ai quattro maschi di famiglia, imparare il mestiere di pittore, lottare contro le gelosie paterne e le molestie degli amici, che già cominciavano. Ma lei era vispa, molto vispa, sapeva il fatto suo, aveva una forte coscienza di sé. In apparenza docile, era una ribelle, che guardava al futuro, a come evolversi e liberarsi da qualsiasi giogo.

Quali altri ritratti ci sono di lei? Un probabile Autoritratto come Allegoria della pittura, del 1608-1609, di ubicazione sconosciuta, ricordato il 22 dicembre 1637 nell’inventario di vendita della collezione Biffi come “di mano di Artemisia”, pendant di una dispersa Allegoria della poesia. Un volto giovane dipinto da una mano ancora acerba.

C’è la figura femminile con ventaglio, considerata generalmente il suo ritratto, negli affreschi paterni con Concerto musicale con Apollo e le Muse a Roma nel Casino delle Muse di Palazzo Pallavicini Rospigliosi del 1610-1611, condotti da Orazio Gentileschi con Agostino Tassi, al tempo del famoso stupro della figlia da parte di quest’ultimo. Il padre l’avrebbe immortalata tra le Muse in un momento in cui l’attraente Artemisia, concupita da Tassi, cominciava a far parlare di sé.

C’è poi l’incisione del disegnatore francese Jérôme David del 1623-1624 con il Ritratto di Artemisia Gentileschi ripreso da un Autoritratto giovanile (perduto) della pittrice. Una scritta lo identifica con certezza come ritratto di Artemisia “Miracolo in pittura”. Le similitudini con la giovane santa dipinta dal padre nella Circoncisione illuminano ulteriormente su quelli che dovevano essere i tratti somatici della bella e singolare donna.

Ulteriori confronti possono essere fatti con i vari autoritratti di Artemisia realizzati lungo la vita: dal bellissimo Autoritratto come suonatrice di liuto, già a Minneapolis, dipinto negli anni fiorentini, in cui la pittrice appare come una nobildonna raffinata della corte medicea all’autoritratto come Maddalena penitente, conservato a Palazzo Pitti di Firenze. Quest’ultimo eseguito nel 1617-1619, la rappresenta in veste di peccatrice redenta, con uno sfarzoso abito di seta. I ciuffi ribelli della scapigliata santa Cecilia della Circoncisione sono lavorati in lunghi boccoli, ma i tratti del viso sono gli stessi, più maturi e intonati all’ambiente sofisticato dei Medici. Artemisia è pittrice del granduca, frequenta artisti come Ludovico Cigoli e Cristofano Allori, cui si adatta anche nel linguaggio artistico. Iscritta all’Accademia del Disegno (fatto raro per una donna), è corteggiatissima ed è già madre.  Qui si ritrae come una cortigiana sensuale e dolente e si firma, sulla seggiola con borchie, “Artimisia Lomi”, usando il secondo cognome del padre, più noto in Toscana.

Ma ce ne sono ancora altri di ritratti, noti e meno noti, ciascuno con la sua storia, rivelatrice. Rimandiamo ad altra puntata la disamina.