Albertino: “Se mi va male con la radio faccio il contadino!”

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Oggi è il compleanno di Albertino, al secolo Sabino Alberto Di Molfetta: spegne 57 candeline. Dopo 35 anni di Radio Deejay, dallo scorso 1 aprile è il direttore di M2O e noi lo festeggiamo proponendovi questa intervista della nostra Beatrice Gigli, che aveva sentito Albertino proprio a ridosso della sua nuova avventura radiofonica. (Redazione)

E’ il nuovo direttore di M2O. Come intende rivoluzionarla?

Più che una rivoluzione sarà una evoluzione. M2O è già una radio di genere ed io intendo mantenere quel mondo che ho sempre rappresentato e che tutt’ora rappresento a Radio Deejay, il mondo della musica dance, elettronica e di tutti i suoi derivati come l’Hip Pop ed il Reggaeton. Sono generi ballabili e quindi sarà una radio con molto ritmo. Quello che cercheremo di fare sarà rinnovare il palinsesto inserendo delle nuove voci pur mantenendo qualcosa di già esistente, ci sarà un mio programma giornaliero, cosa per me epocale e spero che lo sarà anche per chi ascolta la radio.

Ovviamente faremo un lavoro di sound design, un grosso lavoro sui social e tanti eventi sul territorio. È un progetto molto complesso perché è quasi una start up.

La sede principale sarà spostata da Roma a Milano, inoltre.

La mia idea è organizzare M2O come una radio dove la musica sarà protagonista, rispetto a Radio Deejay che è più chiacchierata. La musica sarà molto più presente, molto più centrale.

Come è cambiato il mondo della radio con l’arrivo dei social network?

Prima non ci vedeva nessuno e adesso, purtroppo, bisogna arrivare pettinati e ben vestiti. Oggi è un pò imprescindibile il discorso dei social, rispetto agli altri media. Io rimango della mia filosofia un pò “old school”. La radio è un media che va ascoltato e non guardato, ma spero che l’utilizzo dei social ci darà una mano a riportare la gente ad ascoltare la radio.

Quale è stato il momento più esaltante della sua carriera radiofonica?

Ce ne sono stati molti. Io ho cominciato a Radio Deejay a ventuno anni, chiamato da Claudio Cecchetto. Ero un adolescente, secondo lui piuttosto promettente e talentuoso. Alle due del pomeriggio mi ha presentato un giovane e magrissimo Jerry Scotti introducendomi per la prima volta ai microfoni di Radio Deejay. Quello è un momento che non ho mai dimenticato.

Altri momenti sono stati quelli in cui ho avuto il privilegio di lavorare con quelli che oggi sono diventati i più grandi performare in Italia, da Fiorello a Jovanotti, mio fratello Linus, e tanti altri.

Ci racconta un episodio off della sua vita?

Chi fa il mio mestiere fa una cosa così bella che diventa parte integrante della vita privata. La musica non è solo un mestiere: è soprattutto una passione che diventa lavoro. Una parte off della mia vita direi che è la campagna. Ho questa forte attrazione per la madre terra, per i luoghi isolati. Mi piace la tranquillità. Mi piace piantare i fiori e le piante e tutti mi prendono un po’ in giro perché è talmente lontano dall’immaginario collettivo della figura del dj. ..Ma non sono l’unico tra i miei colleghi che ha questo tipo di passione. La campagna è talmente lontana dal nostro quotidiano, dalla frenesia, dall’ isterismo, dalle folle e dalle discoteche e questo aiuta e serve ad avere un equilibrio. E’ l’opposto del mio modo di vivere e quindi è sicuramente una mia parte Off. Diciamo che se mi va male con M2O faccio il contadino!