Marco Liorni, il volto educato della TV

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Marco Liorni, il volto educato della TV
fonte ilgiornale.it

L’ha paragonato a un motore potente che dà il meglio delle prestazioni al primo giro. L’ha anche paragonato a una bomba. Lui è Marco Liorni e la “bomba” è li quiz pre-serale di Rai 1, Reazione a Catena, che con la sua conduzione sta riscuotendo un grande successo. Lui si schermisce, nega con modestia di essere lui il valore aggiunto del programma: “È un quiz da servizio pubblico che dà il suo contributo per mantenere viva l’attenzione su ciò che si dice, contro il linguaggio sciatto.” E a proposito di linguaggio sciatto, leggete cosa raccontò al nostro Giovanni Terzi in questa intervista, che vi riproponiamo in occasione del compleanno del popolare conduttore tv che oggi spegne 54 candeline, da cui emerge la figura di un uomo d’altri tempi. (Redazione)

Sono tanti anni che entra nelle case degli italiani con umiltà e gentilezza: volto noto ed educato della televisione, Marco Liorni è un uomo profondo e schivo, dedito alla sua famiglia, con un passato di studi umanistici che lo hanno formato a livello professionale.

Caro Marco, hai una formazione di tipo umanistico: quanto ha “pesato” sulla tua vita personale e professionale?

Parecchio: significa consapevolezza della propria identità, abitudine alla riflessione e molto altro. Spero che gli studi umanistici tornino di moda.

Pochi sanno che sei anche un autore televisivo e che hai firmato molti programmi: quale ricordi con piacere e perché?

Il primissimo: Fuori i grandi!, anni Novanta,  per ragazzi, in onda su una tv regionale. Poi Angeli, su Italia1: in quel periodo la mia vita cambiò. Poi Ama! e fa ciò che vuoi su RaiPremium, scritto con mio padre, nelle lunghe veglie prima che ci lasciasse. E infine ItaliaSì!, adesso, in onda il sabato pomeriggio. A proposito: da sabato prossimo 11 dicembre andremo in onda per un mese alle 15 e in edizione ridotta, per “far posto” allo Zecchino d’Oro.

Hai scritto un libro, Facebook. Tutti nel vortice, dove mettevi in guardia dal dilagare dei social (il libro è stato pubblicato nel 2009, n.d.r.)

Era un instant-book scritto proprio nel momento in cui Facebook è esploso in Italia, nel 2009. Era bello, era come se ci stessimo ritrovando tutti, mano nella mano, nel vortice di Facebook, dove riscoprivi amici e compagni persi nella vita e nella memoria. Indimenticabile. Ma paradossalmente fu anche l’inizio di un aumento del rischio solitudine. I social hanno più isolato che unito: se non frequenti vis a vis una persona, ti sentirai sempre solo, al di là dei contatti virtuali.

Che rapporto hai con i social? E come educhi i tuoi figli a questo nuovo strumento?

Mio figlio Niccolò a un certo punto ha mollato lo smartphone per prendere un telefono solo con gli sms. Ci è arrivato da solo, era…”saturo”. Uno mette in guardia i figli, ma nulla è meglio che dare qualche informazione occhi negli occhi.

Hai anche scritto un testo teatrale nel 2016, X=Y, che parla della violenza di genere , lo racconti?

Sì, con Teatro in Movimento, che da tanti anni lavora con i ragazzi nelle scuole. Mi sono occupato molto della violenza di genere durante La Vita in Diretta. L’educazione sentimentale è tutta lì. E’ il rispetto di se stessi. Qualche professore storceva il naso a causa di qualche frase ”forte”, ma poi capiva che era la via obbligata per un linguaggio autentico.

L’educazione è un tratto della tua professionalità che tutti riconoscono; rispetto a questo, quale è stato il tuo modello di presentatore televisivo?

Sono cresciuto ammirando Enzo Tortora, Corrado, Fabrizio Frizzi. Mostri sacri. Ma anche Mino Damato: la sua passione e il suo sguardo sulla vita mi avevano molto colpito.

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