Altro che letteratura “di genere”: il mito e l’immaginario

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Quando si parla di fantastico, ai più balza alla mente il fatto che si tratta di narrativa di pura evasione, o “di genere,” come amava definirla Benedetto Croce. Eppure Jorge Luis Borges ha respinto questa tesi, asserendo che la letteratura dell’immaginario è «la tradizione principale della letteratura; il resto è piuttosto giornalismo, sarà anche storia, ma non è letteratura.» In particolare, Mircea Eliade ci ha insegnato che essa ha nobili natali perché discende dal mito, che nel tempo si è degradato in epopea, saga, romanzo cavalleresco, leggenda, folklore e fiaba fino a raggiungere la forma moderna.

Al riguardo è stato recentemente pubblicato Il crocevia dei mondi: orientalismo e esotismo nella letteratura fantastica (Italian Sword&Sorcery, 2019, 275 pagine, 4,99 euro), saggio in cui Cristiano Saccoccia fornisce nuovo lustro e dignità all’immaginario attraverso una sua articolata disamina storica e sociologica che origina dal Ciclo Bretone e si conclude con Il Trono di Spade, dimostrandoci che esso è parte fondamentale della cultura mediterranea e che continua ad ammaliare la coscienza collettiva dell’uomo.