Grazia Di Michele: “Quel Sanremo in una vasca da bagno..”

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E’ un periodo artisticamente fertile per Grazia Di Michele, che oltre ad aver pubblicato un nuovo disco, Sante bambole puttane, scritto con sua sorella Joanna, ha dato alle stampe Apollonia, il suo primo romanzo. Due viaggi interiori filtrati da uno stesso percorso: quell’universo femminile che da sempre è al centro della ricerca testuale della cantautrice romana.

L’universo femminile continua ad affascinarla.

M’appartiene. Da tantissimi anni scrivo canzoni sulla mia vita, i miei sentimenti, il mio modo di guardare le relazioni, il mondo, l’amore. Sono pochissime le donne che si raccontano o raccontano altre donne, mentre ci sono tantissimi uomini che parlano di donne nella letteratura, nella canzone, nel cinema. Ogni tanto ristabilire il punto di vista delle donne non è sbagliato.

Le donne della sua vita quali sono state?

Mia mamma, le mie sorelle. E poi ho avuto una famiglia molto numerosa di cugine e zie. Ma tra queste la figura più importante è sicuramente mia madre.

Cosa le ha insegnato?

Mi ha fatto capire, dimostrandomelo nel quotidiano, che l’amore supera i problemi e raggiunge le persone. Mia madre era una persona in grado di amare, molto solare. La ricerca del dialogo e la capacità di mantenere uno spirito ironico nei momenti difficili della vita le devo senza dubbio a lei.

Quello della musica è un mondo perlopiù maschile. E’ anche maschilista?

Un po’. Gli uomini occupano i posti chiave nelle case discografiche, nelle produzioni musicali, nei contesti televisivi importanti. Non si pongono il problema delle quote rosa e il concertone del primo maggio è stata la dimostrazione lampante: non c’era neanche una donna. Contemporaneamente all’Angelo Mai c’erano tantissime cantautrici valide. Quindi c’è qualcosa che non quadra. La risposta che è stata data per il concertone è che le donne non erano in classifica, ma l’80% degli ospiti invitati non lo era, quindi non è una buona spiegazione.

Il suo percorso è stato diverso.

Io ne ho fatte di cose importanti e sono una donna.  Ho lavorato tanto su me stessa e ho avuto la fortuna che quando ho iniziato di cantautrici in Italia non ce n’erano. La strada mi è stata facilitata dall’incontro con un discografico illuminato, Vincenzo Micocci. Trovare una donna che scriveva con la sorella canzoni sulla condizione femminile, fornendo un album come “Cliché” pieno di spunti polemici e importanti, era una cosa da non sottovalutare.

Lei è una bella donna, il suo aspetto l’ha aiutata?

Non mi sento una grande bellezza, ma sicuramente la bellezza aiuta le donne, non gli uomini. Sia agli interpreti che ai cantautori del panorama italiano non è mai stata richiesta una prestanza fisica. Nelle donne aiuta sempre, non solo nella musica. Ma non ho avuto vicino discografici che hanno strumentalizzato il fatto che non fossi proprio orrenda, ma neanche Claudia Schiffer. Sono sempre stati più importanti i contenuti.

L'ultimo album “Sante bambole puttane” e il suo primo romanzo “Apollonia”,due viaggi interiori filtrati dall’universo femminile della cantautrice romana.

A proposito dei contenuti, ha iniziato con un gruppo femminile, Ape di vetro, che non si risparmiava argomenti scottanti come l’aborto.

E’ il tema per cui ho combattuto. Le donne devono essere libere di scegliere. Penso che oggi si stia facendo un passo indietro. Cere cose che ho dato per assodate negli anni Settanta sembra siano rimesse di nuovo in discussione. Il concetto di famiglia, le famiglie arcobaleno, sono ancora temi scottanti. Sono andata a Sanremo con Platinette con un brano che parlava del pregiudizio sugli omosessuali, che la società vive come persone problematiche. Ho sempre cercato di mandare un messaggio con le mie canzoni perché le canzoni possono fare.

Guarda con sfiducia alla politica attuale, non si sente rappresentata?

Mai mi sarei sognata di vedere alcuni post su Facebook. Non sono contenta, mi potrei sentire rappresentata da una politica e da uno Stato che consentisse la piena libertà. Ognuno dovrebbe poter esprimere la propria sessualità, scegliere cosa fare del proprio corpo o inserirsi in un contesto sociale senza essere etichettato.

A Sanremo oltre che con Platinette ci è andata con Rossana Casale. Presentaste il brano “Amori diversi” che fece pensare ad un amore omosessuale suscitando non poco scalpore. Voi, in più, vi faceste fotografare insieme in una vasca da bagno…

La vasca da bagno fu un’idea di “Tv Sorrisi e Canzoni”. Io e Rossana avevamo e abbiamo un rapporto di grande amicizia e quando abbiamo scritto quella canzone stavamo vivendo due storie con due uomini molto complesse e avevamo dei comuni denominatori. Ma la canzone non si riferiva agli amori omosessuali, parlava degli amori diversi in senso molto ampio, di quegli amori che non sono accettati. Non so perché abbiano pensato il contrario.

Nella sua carriera ha attraversato momenti difficili?

In trent’anni di momenti difficili ne ho vissuti tanti perché chi fa il mio lavoro non ha certezze, stipendi, pensioni. Ma mi ritengo fortunata perché ho moltissimi interessi. Ho fatto tanto teatro, mi sono laureata in giurisprudenza, sono diventata musicoterapeuta, organizzo eventi come il festival dei cantautori a Roma. Di cose ne faccio tante e le faccio con amore.

Il segreto è non smettere di appassionarsi?

E’ vivere una passione fino in fondo con lo stesso entusiasmo e la stessa fame, andando incontro alle sperimentazioni. E’ l’amore che muove ogni mio passo nei confronti della musica e della vita.

Tornando al presente, è fresco di stampa “Apollonia”, il suo primo libro. Come ha preso piede questo desiderio?

Ho frequentato un corso di scrittura autobiografico tenuto da Rossana Campo. Avevo cominciato il libro prima del corso ma non era un progetto, era un modo per fermare dei ricordi della mia vita. Dopo il corso l’ho chiuso velocemente perché stava prendendo la forma di un romanzo con molti spunti autobiografici. Ho scoperto che questo tipo di scrittura è un’altra espressione che mi piace molto.

Quindi possiamo aspettarci un secondo libro?

Sì, mi piace molto scrivere. Non solo canzoni.

Le piace anche insegnare, tutti la ricordano come insegnante della scuola tv di “Amici”. Cos’è il talento e come si riconosce?

Come dice l’etimologia della parola è una moneta che brilla. Viene fuori e si riconosce perché ha una forza straordinaria. Per tanti anni ho lavorato con ragazzi talentuosi, alcuni sono andati avanti, altri no, ma mostravano di avere qualcosa da tirare fuori. E mi piace molto lavorare su questo.

Oggi in Italia non mancano le belle voci ma non si diventa icone come un tempo. Perché?

Una volta l’approccio ai cantautori era diverso, significava entrare in un mondo, conoscere l’ars poetica di un artista, leggerne i testi, impararli a memoria, suonarli. Oggi sono cambiati i modi di fare musica per molti e di ascoltarla per altri. Ma i cantautori continuano a vivere, anche quelli che non ci sono più come Dalla, Gaber. Tuttavia la nuova leva è difficile da individuare.

Un giovane su cui punterebbe?

Mi hanno molto criticata quando ho detto che Mahmood è bravo, sono stata attaccata. Ma io comprendo anche dei linguaggi diversi. Non sono una che schifa la trap, il rap.

Un sogno professionale ancora da realizzare ce l’ha?

Un viaggio in Brasile dove conoscere tanti artisti con cui condividere la mia musica. Ho fatto una tournée con Toquinho che mi è rimasta nel cuore.