Giovanni Lindo Ferretti, dal punk all’Appennino

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fonte: pagina ufficiale Facebook

Globalizzazione, mala-urbanistica, denatalità. Questi elementi sembrano essere alla base dello spopolamento dell’Italia appenninica, alpina e rurale, una ferita profonda per un Paese che è nato sui piccoli comuni e i borghi.

E con essa si perdono anche le pratiche condivise su cui si fondano le relazioni di prossimità, la cultura del dono, le consuetudini sociali e le arti, il patrimonio storico e culturale, si perdono l’integrità del paesaggio e la cura del territorio.

Una disgregazione del tessuto sociale a cui corrisponde la perdita di un tassello della complessa identità nazionale, del vivere collettivo, del nostro immaginario.

Eppure mentre tutti scendono dai monti per raggiungere i centri metropolitani o il litorale c’è chi fa il percorso inverso oppure semplicemente ha deciso di vivere nel luogo dove si è nati e cresciuti, senza scendere a compromessi con la modernità.

Giovanni Lindo Ferretti, da cantante punk a cantore dell’Appennino e Franco Arminio, poeta e paesologo e il loro libro "L’Italia profonda"

È il caso di Giovanni Lindo Ferretti, da cantante punk a cantore dell’Appennino e Franco Arminio, poeta e paesologo, che in un libro dal titolo L’Italia profonda ( (GOG Edizioni, 2019, 100 pagine, 7, 65 €) hanno raccontato le loro esperienza di vita, a Cerreto Alpi e a Bisaccia, da Nord a Sud nella catena appenninica, in un dialogo che dalle cime sfiora il cielo, tra la vita e la morte.

Ma in questo processo, apparentemente inesorabile questo pamphlet rimane un viaggio che non vuole essere un risarcimento simbolico alla bellezza della nostra terra, ma un cammino a ritroso per vedere quanto essa abbia ancora da offrire in un momento storico lacerato dalla globalizzazione economica e dei costumi.