Capone & BungtBangt, musica per gli italiani di tanti anni fa

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White Black, il singolo di Capone & BungtBangt

“A dodici ho costruito il primo strumento riciclato con due barattoli della marmellata, che poi ho chiamato bongattoli”. Autodidatta per scelta, Maurizio Capone ha cominciato poco più che bambino a dar forma al suo stile unico, connotato da un sound che fa sposare la tradizione partenopea con il rap, il raggamuffin ed il rock.

Ma è lo spirito ambientalista il vero segno di riconoscimento di Capone e del suo gruppo: gli strumenti di Capone & BungtBangt sono autocostruiti usando scarti di plastica, ferro, legno.

“E’ una cosa che mi appartiene istintivamente quella di cercare suoni inusuali, così, quando nel 1999 Umberto Massa, produttore cinematografico e grande visionario, si propose per produrre un mio spettacolo solo di percussioni, non ci pensai su un minuto e decisi di provare a suonare esclusivamente materiali di scarto ed oggetti d’uso comune”, racconta Maurizio.

Da strumenti non convenzionali è nato anche White Black, ultimo singolo del percussionista partenopeo e dei suoi compagni d’avventura. “Abbiamo usato gli oggetti che erano nello studio di registrazione, tipo il bracciolo di acciaio della poltrona del mixer, le bottigline dei caffè da asporto che ci portava il bar, la porta insonorizzata dello studio stesso”.

Quanto al testo, riaccendere la memoria per illuminare il presente è lo spunto creativo che ha dato vita al brano. “Sono partito dalle parole “white black”, una delle offese comunemente fatte agli emigranti italiani che sbarcarono negli anni ’50 negli Stati Uniti. Venivamo disprezzati ed associati agli ex schiavi africani; questo mi ha stimolato e fatto pensare all’attualità, alla totale perdita di memoria e di compenetrazione in chi oggi fa esattamente quello che noi abbiamo fatto non molti anni fa”.

Alfiere di un’avanguardia artistica, Capone fin dai primi anni ’90 collabora con tutta la scena militante di Napoli, quest’anno ha ricevuto il premio Musica e Cultura Peppino Impastato e di recente con i suoi strumenti atipici ha perfino suonato musica classica, da Prokofiev a Mozart, per “Strativari”, concerto spettacolo realizzato insieme ai Solis String Quartet e Iaia Forte.

Lui che ha portato la sua musica in giro per il mondo sottolinea: “A Napoli ci vivo per scelta, la mia carriera professionale avrebbe sicuramente avuto molto più slancio se mi fossi trasferito a Milano o a Roma, o forse ancora meglio a Londra o New York. Ma ho deciso di spendere la mia vita in questo luogo pieno di evidenti contraddizioni, di elevatissimi spiriti e di infimi personaggi. Un luogo dove non puoi sottrarti alle domande e all’azione”.

Guardando alla scena musicale partenopea contemporanea si dichiara contento che il rap abbia sfondato il muro dell’underground e sia diventato un linguaggio di massa: “Napoli oggi ha molti meno neomelodici e tanti più rapper che inevitabilmente seguono i dettami di questo stile legato a tematiche territoriali e sociali anche contraddittorie, ma reali. Il rap stimola il pensiero e questo è un passo avanti”.

Tra i suoi preferiti c’è Salmo: “Mi piacerebbe tantissimo collaborare con lui”. Quanto ai prossimi progetti del gruppo, infine, anticipa: “Stiamo lavorando con dei dj house per produrre alcune versioni dei nostri brani ed alla distribuzione del nostro film A Mozzarella Nigga. Abbiamo in mente un nuovo video che dovremmo girare all’interno del carcere di Poggioreale, mentre dopo l’estate vorrei lavorare al nuovo disco”.