Irene Grandi: “‘Grandissimo’, il disco come lo volevo io”

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“Grandissimo”, antologia dei 25 anni di carriera di Irene Grandi, che presenterà live quest’estate lungo tutta la penisola

Da sempre diretta, se prima Irene Grandi era ribelle e trasgressiva, adesso è una donna matura. Della “cattiva ragazza del rock” rimane però la voglia di non smettere di sperimentare con coerenza, di esplorare mondi musicali diversi per non ripetersi. L’ha fatto anche con Grandissimo, antologia dei 25 anni di carriera della cantante fiorentina che presenterà live quest’estate lungo tutta la penisola. Un disco non solo celebrativo, ma che si compone di tre capitoli: Inedita, che raccoglie cinque brani nuovi, quattro dei quali scritti dalla stessa Grandi; Insieme, la sezione contenente brani e cover realizzati in duetto con Sananda Maytreya, Carmen Consoli, Fiorella Mannoia, Stefano Bollani, Loredana Berté e Levante; A-Live, che mette insieme cinque grandi successi del suo repertorio registrati dal vivo, da Lasciala andare a La cometa di Halley.

Con la scelta di dividere questo album in tre parti sente di aver rappresentato tutto il suo mondo artistico?

Mi è piaciuta molto l’idea di dividerlo perché è un album di ampio respiro, con contenuti volutamente diversi tra loro per raccontare i miei 25 anni di carriera attraverso un percorso che facesse vedere i vari lati della mia presenza sulle scene. Mi rappresenta completamente, è come un libro che mostra la mia evoluzione.

Quindi possiamo dire c’è tutta Irene in questo progetto.

Sì anche se, naturalmente, non sono riuscita a inserire tutte le canzoni di successo. Guardandomi indietro mi sono accorta che ce n’erano molte ed è inevitabile che alcune vengano meglio, altre piacciano di più. Alcune volevo cantarle con dei colleghi, la scelta è ricaduta su quelle che più si adattavano a loro.

A proposito delle collaborazioni, ci sono diversi duetti femminili. Un ritorno alle origini, visto che ha esordito in una band di sole donne. Mai percepita, in questi anni, qualche invidia da parte di sue colleghe?

No. Aver cominciato con un gruppo al femminile mi ha insegnato che le donne quando collaborano sono una vera forza della natura. C’è veramente una grande solidarietà e la competizione si riesce ad eliminare. Me ne sono accorta quando ero giovane con queste ragazze con cui condividevo il palco e mi è capitato di risentire la stessa atmosfera all’Arena di Verona, in occasione del concerto Amiche in Arena per Loredana Bertè. Erano presenti quasi tutte le cantanti d’Italia e fu una serata splendida, c’era la voglia di fare bene insieme. E’ stata una costruzione miracolosa perché è molto difficile abbinare i pezzi e non litigare. Questa cosa mi ha stupita favorevolmente ed erano ormai anni che volevo collaborare con qualche collega donna. Con questo album è arrivato finalmente il momento giusto.

Sono passati 25 anni dai suoi esordi: cosa ricorda degli inizi?

Ricordo che avevo una buona squadra di lavoro, proprio come adesso con Saverio Lanza. All’epoca formavamo una specie di trio con un produttore ed un autore con cui c’era una grandissima sintonia. E poi mi ritengo fortunata ad avere iniziato con delle canzoni che tuttora sono belle da cantare poiché la difficoltà vera è far durare le cose nel tempo.

Tra le sue prime apparizioni in tv quella al Roxy Bar. Oggi sarebbe in un talent show.

Potrebbe essere. Ma se uno è fortunato va direttamente a Sanremo.

Perché è così importante il palco dell’Ariston?

Perché convivono tradizione e modernità. Specialmente negli ultimi anni, anche grazie alla direzione di Baglioni che ho trovato molto interessante, c’è stato spazio per vari generi musicali. Ma la cosa più importante rispetto ai vari talent è che a Sanremo ti presenti con un inedito, hai l’opportunità di mettere in vetrina la tua musica. I talent, invece, tendono a mostrare la versatilità degli artisti ma non ne fanno emergere la personalità. Tanto che i partecipanti sono sempre tantissimi e quelli che fanno strada uno o due all’anno.

Lei la farebbe la giudice in un talent?

Al momento no.

Gliel’hanno mai proposto?

Me lo chiesero anni fa, ma hanno capito che ero refrattaria e non me l’hanno più chiesto.

Da bambina avrebbe voluto fare la cantante?

Da bambina già cantavo ma non pensavo di farne un mestiere. Mi venne in mente quando ero al liceo e cominciai ad avere le prime band. All’epoca cominciai a vivere la musica, mentre prima cantavo in camera o in chiesa. Suonando con gli altri cominciò a venir fuori un desiderio talmente forte che all’esame di maturità, quando mi chiesero i miei progetti per il futuro, dichiarai che volevo fare la cantante. Tutti rimasero sbalorditi ma questa dichiarazione fu la mia forza, come se l’aver reso noto il mio desiderio mi abbia spinta a realizzarlo.

“Grandissimo”, antologia dei 25 anni di carriera di Irene Grandi, che presenterà live quest’estate lungo tutta la penisola

Tornando ai suoi 25 anni in musica, c’è qualcosa che non rifarebbe?

C’è qualcosa che non è venuta come avrei voluto. Qualche disco arrangiato con meno cura perché ci sono dei momenti in cui i dischi si devono chiudere. Ho fatto senz’altro degli errori ma ho avuto la fortuna che ogni album contiene due o tre perle che hanno sostenuto il mio percorso. Perciò in ogni lavoro, anche se non tutte le canzoni sono belle, trovo sempre qualcosa che mi emoziona.

Il brano del suo repertorio a cui è più legata?

Prima di partire per un lungo viaggio perché lo sento vicino a me. E’ una canzone di cui mi colpisce sempre la profondità del testo e in ogni sound in cui l’ho riproposta – l’ho fatta in tantissime versioni, da piano e voce a quella elettrica fino all’acustica – mi emoziona sempre.

Ormai di dedica sempre più alla scrittura. E’ questa la sua nuova direzione?

Mi piace scrivere, una passione maturata nel tempo. Ma mi piace anche collaborare gli altri, vorrei portare avanti parallelamente le due cose. Del resto adoro cambiare e quando si scrive non sempre ci si riesce a rinnovare. Per questo sono contenta di ricevere input da altri autori, soprattutto giovani, come ho fatto con I passi dell’amore, scritta dal cantautore siciliano Antonio Di Martino.

La campagna, in cui si è trasferita da qualche anno, è un luogo fertile per la scrittura?

Mi aiuta. L’isolamento mi invita alla riflessione. Soprattutto mi è d’aiuto la natura: quando sono senza idee e senza spinta faccio una passeggiata nel bosco e la mente si ripulisce, si libera, diventa più creativa.

Il successo coincide con la felicità?

Assolutamente no. Infatti sono più felice adesso che prima, quando ero all’apice. E’ capitato di essere costretta a lavorare in fretta, a dover accontentare troppa gente. Con questo disco da indipendente, invece, mi sono fatta il regalo di fare un disco come lo volevo io e questo mi dà sensazioni di benessere e autenticità.

Quindi per lei è un periodo felice?

Sono più contenta da un po’ di anni. Sto seguendo un percorso personale di studio con lo yoga, una disciplina che ti insegna a godere della vita senza esserne travolto.

Non hai mai fatto mistero dei suoi eccessi del passato. Com’è cambiata Irene?

Della parola eccessi ho mantenuto solo la lettera E iniziale per scrivere una nuova parola: equilibrio. Ora è questo ciò a cui ambisco, la mia meta. Sto capendo come affrontare allo stesso modo il bene e il male, e che il male può essere una risorsa per la nostra crescita.

A che punto è nella sua ricerca dell’equilibrio?

Sono nel percorso. Per me, che mi sono sempre opposta alla scuola ed ai maestri, è fondamentale avere una strada e degli insegnamenti in cui credere, positivi per raggiungere la felicità.

A dicembre ci sarà un altro traguardo, quello dei 50 anni. Come li festeggerà?

In quei giorni probabilmente sarò in tour e quindi credo che, come altre volte, festeggerò attraverso la musica e, magari, nella mia città. Sono contenta perché la musica è stata spesso un modo per festeggiare, per sentirmi appagata.

Cosa si augura per i prossimi 25 anni?

Di incontrare persone belle e di non perdere l’entusiasmo che mi caratterizza nella vita e nel lavoro.