Così parlò De Crescenzo

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Quando hai paura di qualcosa cerca di prenderne le misure e ti accorgerai che è poca cosa (Luciano De Crescenzo)

Luciano De Crescenzo ci ha lasciati oggi pomeriggio a Roma, dove era ricoverato per le conseguenze di una grave malattia. Io lo ricordo così..

Elena, Elena amore mio: così si intitolava quel romanzo storico filosofico che la nostra professoressa di Lettere volle darci in lettura. L’autore era Luciano De Crescenzo e lo ricordo ancora, quel libro dalla copertina rossa e il titolo, come dire?, ambiguo e fascinoso per uno sbarbatello col motore ormonale a pieni regimi.

E se me lo ricordo ancora adesso, quel libro, una ragione ci sarà. Ed è la più semplice della ragioni: quel libro era scritto da uno che sapeva scrivere e che, di conseguenza, poteva andare al di là delle barriere dell’età anagrafica. Non era un libro per grandi e piccini: era un libro scritto bene.

Luciano De Crescenzo, filosofo, scrittore, regista cinematografico, attore e conduttore televisivo, era l’esatta antitesi sia dell’intellettuale engagè che dell’intellettuale accademico: soprattutto da quest’ultimo punto di vista, per la sua attitudine a sporcarsi le mani in strada, nella strada del lavoro cinematografico, teatrale, giornalistico, letterario, De Crescenzo era simile a Sartre. Ma solo da questo punto di vista – il francese occhialuto era molto engagè, senza ombra di dubbio.

Di lui, di Luciano De Crescenzo dico, ricordo quel titolo così…NICCIANO (da Nietzsche, per chi non ci arrivasse da solo): Così parlò Bellavista (mutuazione da Così parlà Zarathustra, idem). Era un film del 1984, tratto dal suo romanzo, sceneggiato e diretto da lui medesimo e narrava le gesta intellettuali di un professore di filosofia in pensione che si dilettava a esporre le sue teorie al proprio cenacolo di…amici. Quasi come un altro anti-intellettuale, il filosofo Ludwig Wittgenstein, che teneva le sue lezioni sulle sedie a sdraio circondato da 4 gatti, cioè discepoli.

Luciano De Crescenzo ci ha lasciati oggi pomeriggio a Roma, dove era ricoverato per le conseguenze di una grave malattia. Io lo ricordo così..
fonte AdnKronos

Il mito, la storia, la filosofia, così intrisi della vita vera, pochi seppero raccontarceli come lui.

Il “professor” Luciano De Crescenzo ci ha lasciati oggi pomeriggio a Roma, dove era ricoverato per le conseguenze di una grave malattia.

Di lui dice Renzo Arbore: “Perdiamo tutti un grande amico. Era un maestro per tutte le cose belle che c’ha fatto conoscere. È una gravissima perdita per la cultura italiana e per la città di Napoli di cui era un esponente fiero ed orgoglioso”.

Roberto D’Agostino: “Aveva un amore per il suo pubblico incredibile. Non ha mai avuto alcun tipo di supponenza, era molto diverso da tutto il resto del mondo intellettuale italiano, che infatti non lo ha mai amato, non lo ha mai preso sul serio. Lui faceva un lavoro egregio di divulgazione e aveva quella filosofia napoletana che lo aiutava a sdrammatizzare tutto. Se ne fotteva. Ma resta il fatto che gli è mancato quell’applauso che invece meritava”.

Marisa Lauito: “Una cosa che sanno in pochi e che mi fa sorridere anche in questa giornata tristissima è che quando mi regalava i suoi libri mi scriveva naturalmente una dedica, ma non solo, tra le pagine mi scarabocchiava a matita degli epiteti irripetibili per vedere se lo chiamavo, perché sarebbe stata la prova che davvero avevo letto il libro”.

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Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi; nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte (“Kritika”, con l’artista Mihailo Karanovic e il critico Stefano Mazzoni). Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia sull’artista Andrea Mariconti per conto della galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. È stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, agente editoriale (Librimport, libri illustrati d’importazione) entrando in contatto con svariate agenzie di comunicazione come Armando Testa, Lowe Pirella, Ogilvy, Leo Burnett et cetera e redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.