Netri e i Laredo, sogni di periferia e voglia di emergere

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Un poema narrativo in musica. E’ stato pensato così “Sogni di periferia”, debut album della band toscana Netri e i Laredo. Dodici i brani contenuti in questo disco, tra cui i singoli “Amore tattile”, che racconta l’amore secondo una ragazza madre, e “Nel mio monolocale”, canzone   rock   di   matrice   americana che parla di quando un’amicizia tra un uomo e una donna si trasforma in amore, ma solo per uno dei due.

Tutti i brani hanno come filo conduttore la periferia, cuore pulsante dello spazio urbano, dove si intrecciano i sogni di rivalsa sociale, delusioni, illusioni, frustrazioni, ma anche i piccoli successi di chi, in quella realtà, vive tutti i giorni con l’ambizione spesso di emanciparsi”, spiega Riccardo Netri, cantante e autore del gruppo.

Ma che ruolo ha giocato la periferia nella storia musicale della band? “Di riscatto: siamo stati spinti dalla   voglia   di emergere   nonostante   l’appartenenza ad un luogo ai   margini   del   divertimento   e della   scena musicale”, risponde Riccardo.

A condividere con lui questo progetto ci sono Roberto Ferretti (chitarra), Daniele Bulleri (basso) e Simone Manescalchi (batteria). Gli inizi sono del 2015, quando i quattro erano ancora una band hard rock chiamata Deadly Tide alle prese con la produzione di quello che sarebbe poi diventato il loro ultimo album in lingua inglese.

Decisivo l’incontro con Federico Poggipollini, chitarrista di Litfiba e Ligabue, che decide di collaborare con loro ma soprattutto intuisce le potenzialità del quartetto, che un   po’ per curiosità   e un  po’  per   sfida realizza il primo singolo in italiano “Per Niente Facile”.

Con la nostra lingua abbiamo trovato una capacità di esprimere meglio noi stessi” dicono.  E mentre cresce il numero dei “Netroidi”, ovvero i loro fans, Riccardo e i suoi compagni d’avventura pianificano date live, scrivono nuova musica e cercano nuovi stimoli sonori. “La nostra band è un perenne “lavori in corso”, com’è giusto che sia”.