La cultura si nutre di Bellezza e di… bellezze!

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Dante Gabriel Rossetti, Veronica Veronese, 1872, olio su tela, Delaware Art Museum, ph. Art Renewal Center [dettaglio] Dante Gabriel Rossetti [Public domain]
Dante Gabriel Rossetti, Veronica Veronese, 1872, olio su tela, Delaware Art Museum, ph. Art Renewal Center [dettaglio] Dante Gabriel Rossetti [Public domain]

Non ha le mani da pianista, ma le gambe sono da top model. Ha sconvolto tutti, nel mondo della cultura e non solo lì, la pianista classica in tacchi a spillo Lola Astanova, seducente musicista uzbeca di 33 anni solita postare sui social foto e video delle sue sonate/show al pianoforte: i Notturni di Chopin diventano una musica non solo da ascoltare, ma anche da guardare, grazie anche all’acribia in fase di produzione e post produzione. Il video qui sotto ne è un esempio.

Ti aspetti di vedere un primissimo piano delle mani – e c’è. Ma lo spettacolo è affidato all’insistenza della posizione a favore di camera: tacchi a spillo tempestati di brillanti e dress code algidamente succinto.

Non v’è nulla di male: per parafrasare il titolo di un collettiva (italiana) di arte contemporanea di qualche tempo fa, “la bellezza resta”. Anzi, in questo caso le bellezze: non necessariamente la Cultura è l’Universale della Bellezza, a volte si nutre di bellezze concrete. Cosa accadrebbe se, poniamo il caso, Miss Italia fosse anche una pittrice di primaria grandezza? Avremmo un caso, non di Realtà Aumentata ma di Bellezza Aumentata. In fin del conto la Bellezza, a volte, si nutre anche di bellezza.

Lola corre, anzi indossa abiti di haute couture e non disdegna, anzi mostra scientemente, non solo l’abilità esecutiva ma anche la “posa” che attrae lo sguardo a sé per la sua esuberante bellezza.

Ma quello di Lola Astanova è solo il rimando esplicativo di uno stato di cose che, in parte, interessa la cultura, soprattutto relativa alle arti visive, anche italiana, in cui il talento si accompagna al gesto: o, spesso, vien da esso rimpiazzato. Del resto, proprio qui e in tempi non sospetti ci interrogavamo sul senso di un certo modo di fare arte.

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Diceva Carmelo Bene che “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può“. Una volta per massimizzare la divulgazione del tuo talento dovevi faticare, ora la naturale propensione all’esibizione social dell’essere umano -favorita, appunto, dai social- asciuga la fronte dal sudore del tuo “studio matto” e ti permette di diventare il protagonista dell’estate senza dover per forza fare il super cafone, anzi: quante volte capita di vedere, sui social, i post di artisti e artiste che, anziché mettere in primo piano il loro quadro o la loro fotografia d’arte, si ritraggono DAVANTI, in posa ammiccante, a quella stessa opera che dovrebbe essere l’unica protagonista dello scatto? La foto di un quadro diventa un selfie del suo proprietario, più spesso della sua proprietaria  e gli allocchi gongolano e cascano, scambiando il talento nel self-marketing comunicativo per genio artistico.

Col risultato che un’opera d’arte mediocre (attenzione: mediocre. Non: brutta) diventa il capolavoro (ex) sconosciuto fomentato dalla pazza folla dell’etere.

4 Commenti

  1. Credo che la signora Lola Astanova non abbia alcuna intenzione di spacciarsi per Arturo Benedetti Michelangeli. Lei sembra felice di essere se stessa. E noi, gonzi, che l’ammiriamo (pur non odiando, anzi, Michelangeli) ci accontentiamo, anzi godiamo, la sua postura. Con buona pace dei fanatici puristi!

  2. “La pianista più sensuale che ABBIATE mai sentito” al limite, anche se credo che, vedendo la postura, della pianista abbia ben poco.

  3. questa non è una notizia ma una evidente notizia falsa per gonzi, la “signora” con quelle scarpe, per come si muove e per come tiene le mani sulla tastiera, al massimo può suonare il campanello di casa!

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