Vercelli ci fa riscoprire due maestri dell’arte polifonica italiana

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Michelangelo Merisi da Caravaggio, circa 1596, olio su tela, 100×126,5 cm, Ermitage, San Pietroburgo - Caravaggio [Public domain]

Quando il rito romano codificato da san Pio V nel 1570 venne introdotto nell’orbe cattolico, le diocesi e i compositori modellarono le proprie musiche alla liturgia tridentina. Storicamente e artisticamente, particolare importanza rivestì Vercelli che, nella prima metà del Seicento, poté fregiarsi della presenza di due compositori d’alto calibro, purtroppo ad oggi praticamente sconosciuti: Pietro Heredia (1575-1648) e Marco Antonio Centorio (1597-1638).

Ci pare, dunque, doveroso segnalare il cd di Elegia Classics che la Cappella Musicale della Cattedrale di Vercelli diretta da mons. Denis Silano dedica ai due autori: mottetti, inni e antifone in cui Heredia incarna una polifonia raffinata e sobria di stampo rinascimentale (il bacino tematico fornito dal canto gregoriano è spesso evidente) mentre Centorio, più attento allo stile madrigalistico, dimostra d’aver assorbito la lezione di Monteverdi con una scrittura più concertante.

Un disco sostanzioso e rigoroso – il direttore Silano da anni studia il materiale herediano custodito negli archivi vercellesi – che ha il merito di diffondere la musica di due compositori portatori di un significativo contributo all’arte polifonica italiana.

La Cappella Musicale della Cattedrale di Vercelli diretta da mons. Denis Silano ci fa riscoprire due maestri: Pietro Heredia  e Marco Antonio Centorio