Umberto Smaila: “Quella sera a N.Y. cantando col capo del Mossad..”

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Umberto Smaila oggi spegne 69 candeline. Nato a Verona il 26 giugno del 1950, lo ricordiamo tutti con I Gatti di Vicolo Miracoli insieme a Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno. Dopo lo scioglimento del gruppo si afferma come conduttore televisivo, presentando molti programmi tra i quali ricordiamo Colpo Grosso, C’est la vie e Buona Domenica. Dagli anni Novanta in poi si è concentrato sulla sua carriera di attore e sulle attività d’imprenditore musicale (e musicista lui stesso).

Nel video qui in alto lo rivediamo mentre si racconta a Edoardo Sylos Labini in un’imperdibile intervista per il mensile #CulturaIdentità in una tappa del suo infinito tour che lo ha visto e lo vede tuttora far ballare e cantare generazioni di italiani.

Festeggiamo il suo compleanno con l’intervista che il grande Umberto ha concesso tempo fa a Emanuele Beluffi, dimostrando fra le altre cose una certa passione per i libri, visto che a un certo punto dice, citando Oscar Wilde, che lui in fondo s’accontenta di poche cose…basta che siano il meglio che offre il convento. Umberto Smaila è infatti un uomo còlto e in questa intervista, oltre che della sua storia televisiva e musicale, ci parla anche del suo passato e ci dà un insegnamento niente male…Umberto Smaila anche educatore! (Redazione)

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Sembra Honorè De Balzac ma il suo scrittore preferito è Marcel Proust (sì, “La recherche” l’ha letta tutta). E’ un seguace di Ken Follett e nella sua biblioteca non mancano pepite come l’opera omnia di Casanova. Ha fatto cinema, teatro, musica e da pochi giorni ha ripreso alla grande i suoi show a Milano insieme al figlio Rudy. Lui è Umberto Smaila, uomo di teatro e cabaret con I Gatti di Vicolo Miracoli; di cinema con innumerevoli film; di TV con il fortunatissimo (e copiatissimo poi) “Colpo grosso“. E uomo di musica, naturalmente: ha firmato trenta colonne sonore, inciso dischi e dagli anni Novanta ha rivoluzionato il concetto di “intrattenimento” esibendosi al pianoforte con un repertorio molto coinvolgente.

 Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può” (Carmelo Bene): caro Umberto, quanto conta essere talentuosi e quanto geniali?

La persona talentuosa è anche geniale. Per essere un genio devi avere talento, ma se non hai talento…Oggi ce n’è molto poco, quindi non si vede quasi nemmeno l’ombra di un genio. E quando ciò accade, il genio è molto celebrato: siamo pronti a “genializzare” più facilmente che in passato. Siamo a corto di geni!

Se tu avessi vent’anni e volessi fare esattamente le cose che ha fatto Umberto Smaila, come ti muoveresti oggi? 

Beh, tutto sarebbe “riadattato” all’oggi: sono nato in quella che una volta era una città di provincia [Verona, n.d.r.], mentre adesso è una città molto importante, sdoganata da quall’aura di città “rurale”. All’epoca c’era l’esigenza di andarsene e di “sbarcare” a Roma o a Milano, le città-faro per il mondo dello spettacolo: non potevi pensare di far qualcosa rimanendo a Verona. Ora invece è diverso, forse oggi farei a meno di trasferirmi a Milano e magari lavorerei vivendo a Verona. Però creerei lo stesso “il gruppo”: ho sempre amato fare le cose assieme, sono sempre stato un ”capoclasse”, una “guida”, ma ho anche sempre voluto condividere questa esperienza. Avrei fatto felice Gaber, che diceva “la libertà è partecipazione”. All’epoca non avrei mai pensato di fare la carriera da solo: l’idea di farla con i miei amici mi dava gioia ed energia. Ed è la stessa cosa che rifarei oggi: rifarei quel “gruppo di lavoro” (anche se poi ho proseguito con una carriera solista, scuola di recitazione e studio del pianoforte). Quindi oggi farei alcune cose e altre no: forse, dicendo una cosa che non ho mai detto fino in fondo, perché non mi è mai stata posta la domanda in questi termini, avrei contato fino a 100 prima di accettare di fare “Colpo grosso”.  Forse la mia carriera avrebbe avuto una svolta diversa. Non lo so, ma se rinascerò te lo saprò dire!

Sei (anche) un autore di colonne sonore: potendo scegliere, quale sarebbe la colonna sonora della tua vita?

E’ la musica degli anni Sessanta, i Rolling Stones e i Beatles, il rock, il beat, il jazz. Il mio primo disco fu Rapsodia in Blu: avevo undici anni, mi chiudevo in camera e dirigevo Gershwin! 

E se dovessi sintetizzarla con un aforisma?

Ho dei gusti semplicissimi: mi accontento sempre del meglio (Oscar Wilde). E’ uno dei miei scrittori prediletti, con Celine, Proust, Casanova.

LEGGI ANCHE:Umberto Smaila: quel Colpo Grosso tra Reagan e Gheddafi…

Che libro c’è oggi sul comodino di Umberto Smaila?

Ken Follett, La colonna di fuoco. L’ho comprato una settimana fa, sono stato uno dei primi. Adoro i suoi  romanzi intrisi di storia, li ho letti tutti. Ma mi piacciono molto anche i romanzi polizieschi e ho letto buona parte di Dostoevskij e tutta la La recherche: in Proust c’è quella modernità che hanno solo i grandi. 

Quando è stato in cui ti sei detto: “Ok. Ce l’ho fatta“?

Mai. Sono ancora alla recherche…Ed è una delle ragioni per cui, quando mi vedo allo specchio, non vedo un uomo di sessantasette anni, ma un ragazzo. E’ un mistero che io abbia sessantasette anni… 

E c’è stato un momento in cui ti sei sentito in pericolo?

C’è una frase,  cui penso quando sono in aereo (ne prendo cento all’anno, ogni volta mi rendo conto di essere su un pezzo di ferro sospeso per aria). Questa frase è di Papa Wojtyła: “Non abbiate paura di avere paura”. E’ una frase bellissima e ogni volta che sono in volo mi dico: “Non aver paura di avere paura….”. Noi abbiamo paura dello stato d’animo, non di “qualcosa”. Quando succede “qualcosa”, non fai in tempo ad aver paura. Non sono un “pauroso”…

Raccontaci un episodio OFF della tua vita

A  New York da Cipriani: dopo cena inizio a cantare “Nessun dorma” di Pavarotti. Faccio un acuto strepitoso , entro nel climax e…inizio uno spettacolo “suonando”con forchette e coltelli! Mentre canto “Satisfaction” la manager dei Rolling Stones si mette a ballare  e intanto un capo del Mossad mima gli ombrelloni cantando “Per quest’anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare”…Sembrava di essere in un film di Frank Capra. Lì ho capito che non ero un genio, ma avevo talento!

Da uno a dieci quante probabilità avremo di rivedere i Gatti tutti insieme?

Abbiamo appena fatto un film! [“2017. Odissea nell’ospizio”, n.d.r.]. Certo, quando riusciranno a distribuirlo vedrete di nuovo i Gatti tutti insieme…Mi auguro che avvenga presto il parto. Never say never.

Finiamo con un sogno ancora da realizzare…

Notte degli Oscar, Michael Douglas che dice: «And now, I am happy to present the Academy Award for the best original score: mr Umberto Smaila!». E io che dedico il premio a mia madre e a mia moglie e concludo con un: «W l’Italia!»

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Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi; nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte (“Kritika”, con l’artista Mihailo Karanovic e il critico Stefano Mazzoni). Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia sull’artista Andrea Mariconti per conto della galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. È stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, agente editoriale (Librimport, libri illustrati d’importazione) entrando in contatto con svariate agenzie di comunicazione come Armando Testa, Lowe Pirella, Ogilvy, Leo Burnett et cetera e redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.

1 commento

  1. Se proprio ritieni necessario accentare certe parole, fallo in modo corretto. Si scrive “cólto”, non “còlto”.

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