Veronica Pompeo, la voce della resilienza femminile in un EP

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Veronica Pompeo, foto di Fabrizio Perrone

Veronica Pompeo, eclettica cantautrice e musicista materana dalla voce emozionante, si racconta a OFF…

Il tuo ultimo progetto si chiama A provincial painter moods, ci spieghi qualcosa in più?

È un EP che nasce dalla commedia teatrale A provincial painter di Dacia Maraini musicato da parte di Domenico Capotorto. Dopo che lui aveva inciso questa musica di scena mi ha inviato i file e in poche ore ho deciso di farne una mia version, aggiuntiva, scritta cercando di dare voce ai vari sentimenti contrastanti dei personaggi. Fare come se ogni personaggio avesse un alter-ego musicale. Quindi all’interno dell’EP ci sono 6 tracce che coniugano insieme teatro e musica attraverso il filtro della mia sensibilità e della mia vocalità.

Un insieme di attività artistiche in questo progetto. Hai mai il disagio di non sapere cosa rispondere quando ti chiedono cosa ti piace più fare?

Disagio no, perché io rispondo sempre che faccio tutto quello che mi viene in mente di fare. Non metto limiti alla creatività. Sicuramente la parte musicale e vocale è quella che più mi appartiene, molto meno la composizione a cui mi sono avvicinata da poco tempo. In ogni lavoro, comunque, cerco di far venir fuori l’aspetto più teatrale della performance sapendo che il mezzo teatrale riesce a far emergere aspetti della canzone che canto o del personaggio che interpreto in maniera più incisiva. Non porsi limiti è la chiave di volta dell’essere artista oggi, senza volersi per forza classificare. C’è chi riesce a definire i propri confini, a me questa cosa non è mai accaduta. Fa parte della mia personalità. Dovessi in futuro imparare a dipingere porterei in scena anche i miei dipinti.

Tu sei di Matera, possiamo dire che l’eclettismo e la capacità di cimentarsi in più situazioni nasca proprio da quella sensazione di evadere e combattere che hanno i ragazzi cresciuti in provincia?

Si, è la forza principale di chi proviene dal sud, di chi non vive nelle metropoli in cui le possibilità di venir fuori sono molto più facile. Però il motore non è quello di essere presente nel mondo dello spettacolo, della musica o diventare qualcuno. Il mio motore è essere me stessa e tradurre ciò che sono nel mondo dell’arte. Ogni tanto ho la forza di volermi imporre, è una forza comunicativa che si traduce negli spettacoli o in un EP. Che poi il lavoro venga apprezzato io sono felicissima, però la forza comunicativa nasce dal volere tirar fuori ciò che si è. Credo che la sincerità di un artista sia il suo motore principale. Se lo scopo è diventare famoso, va via la purezza dell’obiettivo.

Lo spettacolo a cui si ispira l’EP è una storia di emancipazione femminile. Come vedi tu il mondo dell’arte su questo tema? C’è ancora una posizione diversa per la donna?

Purtroppo si, ma la resilienza, che è una capacità innata delle donne, penso che possa alla fine riuscire a farci venir fuori. Ci stiamo provando. La cosa più difficile è farlo senza coniugarsi al maschile. Io penso che sarebbe più facile utilizzare le armi degli uomini, diventando ad esempio più aggressivi, ma la forza di noi donne è far si che non si seguano i dettami di quello che il mondo maschile vorrebbe.

Fai anche molte attività come vocal coach e talent scout. C’à nelle nuove generazioni la volontà di fare delle proposte che favoriscano la musica e che non vadano per forza dietro a quella che va per la maggiore?

Io cerco di far capire loro che se si segue la massa si può andare su velocemente, ma che quel successo può anche essere molto breve. Devo dire che è difficile far comprendere ai giovani di oggi di non cercare il facile successo. Quello che cerco di fare è dar loro ogni giorno un buon esempio aiutandoli a tirar fuori la propria personalità. Cerco di fargli capire che nicchia non vuol dire che la cosa non sia bella. Lo stanno capendo piano piano. Attenzione, se arriva il successo va benissimo, ma non bisogna omologarsi per forza. L’arte è un continuo rinnovarsi. La speranza è che la musica così possa migliorare. Bisogna abituarli al buon gusto.

Mi racconti un episodio OFF della tua carriera?

Una volta ero in Sardegna per un concerto di musica e poesia con Roberto Fabbriciani e Arnoldo Foà. Lui dietro le quinte mi fece un po’ di domande personali. Quando salì sul palco mi accorsi che lui aveva raccontato tutto al pubblico. Appena entrai in scena lui mi disse: “cara Veronica sappi che il pubblico sa tutto di te”. Partì uno sketch tra lui, me e il pubblico. Mi sentivo a casa. Creò uno spettacolo nello spettacolo.