Francesco De Angelis: “Ecco perché la radio è la mia vita…”

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Per chi la sceglie, per chi la ascolta, la radio è una grande passione. Basta pochissimo per farla: un microfono e una voce. Ci vuole poco ad ascoltarla: la radio non pretende infatti attenzioni continue come la televisione, ma si limita a far viaggiare l’immaginario anche attraverso pochi suoni o parole carpite da un orecchio distratto. La radio è intrattenimento, è informazione, è musica, è il sottofondo perfetto e la compagna ideale per la vita di tutti i giorni. Francesco De Angelis – che oggi si racconta a OFF – è uno di quelli che la radio la sente pulsare nelle vene…

Francesco da dove nasce questa passione per la radio?

Nasce verso i 15 anni grazie a MTV e ai video musicali, da lì ho scoperto la musica che paradossalmente prima non ascoltavo. Grazie alle clip di MTV, ho iniziato ad accostarmi alla radio che mi dava la possibilità di riascoltare i pezzi che amavo. Sono infatti rimasto subito affascinato dal lavoro dello speaker: una persona in grado di comunicare attraverso la voce e la musica con centinaia, migliaia, milioni di persone contemporaneamente.

Raccontaci di come hai inseguito il “sogno radiofonico”.

Quando ho avuto la possibilità di inseguire il sogno della radio, ho mollato tutto e sono partito dalla mia Venezia alla volta di Roma. Nella Capitale ho avuto i primi contatti con il meraviglioso ambiente delle radio romane. Ho fatto la gavetta, quella vera: sono partito da una piccola web radio, poi sono passato a Radio Roma in FM e Radio Manà Manà. Dopo la mia esperienza romana – e dopo una brevissima parentesi a Radio Padova – mi sono traferito a Milano che, secondo, me rimane tutt’oggi la Serie A della radio. Tra una cosa e l’altra poi, una delle mie demo è arrivata a un grosso network radiofonico del nord-est: quello di Radio Bellla&Monella, Piterpan e Birikina. Sono stato selezionato proprio per Bellla&Monella e, ad oggi, sono 5 anni che vado in conduzione dai loro microfoni. Quest’anno però ho deciso di provare veramente a fare il grande salto in Serie A e mi sono spostato definitivamente a Milano dove continuo a fare il weekend per Bellla&Monella, durante la settimana trasmetto per una radio di un gruppo cinese che si chiama Radio We e collaboro con Radio 105 a livello di post produzione.

Cosa consigli a chi sogna di parlare al microfono e fare radio nella vita?

Per iniziare consiglio di fare un corso di dizione e perché no, se si ha la possibilità, anche un corso di conduzione radiofonica per avere un primo approccio al microfono. Poi, è fondamentale tanta, tantissima pratica. Oggi le radio in FM non permettono più di fare prove, bisogna avere già un buon curriculum per lavorarci. Le web radio però rappresentano un ottima palestra per i neofiti della radio che sognano un giorno di trasmettere in etere… Insomma, il microfono bisogna imparare a trattarlo bene: se lo si tratta male, ti risponderà male, è inevitabile.

Chi è il tuo modello di conduttore radiofonico?

Forse più di tutti è Marco Mazzoli, non per il tipo di radio che fa, ma per come è arrivato a diventare un grande conduttore. Anche lui ha fatto tanta gavetta, è partito da zero. Marco ha una grande passione per la radio e si sente sia ascoltandolo che lavorando con lui; oggi non avrebbe bisogno per dove è arrivato di mettere tutta quella passione al microfono e invece continua a farlo pretendendo sempre il 100% da se stesso e da chi lavora con lui.

Ci racconti un episodio OFF della tua carriera radiofonica?

Ho avuto la fortuna durante il mio percorso di conoscere e imparare da Marco Baldini. Durante le mie primissime esperienze in FM, chiesi a Marco – che per un periodo ha lavorato nella mia stessa emittente – se potevo osservarlo durante la diretta per imparare. Lui fu entusiasta della mia richiesta e non si limitò a lasciarsi osservare… Ogni mattina infatti mi sedevo vicino a lui e durante le pause della diretta mi spiegava i ragionamenti che lo portavano a tirar fuori determinati concetti al microfono. Con lui ho trovato la chiave per essere efficace al microfono. Insomma, c’è gente che pagherebbe per avere un maestro del genere e io, invece, ero stipendiato dalla radio per stare lì e, fra le altre cose, imparare da Marco. Fu un esperienza fondamentale.

Dove ti vedi tra dieci anni?

Mi auguro di essere in un grande network radiofonico, ho tanta voglia di parlare all’Italia intera!

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