Elisa Cella o l’insostenibile leggerezza dell’essere (vivente)

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Elisa Cella o l'insostenibile leggerezza dell'essere (vivente)
Elisa Cella, 19-C22, 2019, ferro tagliato a laser, fil di ferro, cm. 340x270,

Da Monica Villa Arte Contemporanea a Monza possiamo assaggiare un bocconcino di quello che è l’insondabile e forse indigesto problema dei problemi: cos’è la realtà? E, di rimando: cos’è la vita?

La personale di Elisa Cella risponde, non con il linguaggio verbale ma con quello ineffabile dell’arte visuale, che il reale è semplice e impossibile, una contraddizione come la vita stessa, misteriosa e meravigliosa.

Impresa artistica e impresa scientifica si amalgamano attraverso il linguaggio evocativo di una grande installazione al centro del primo spazio espositivo, ispirata a quel processo di duplicazione cellulare che è caratteristica essenziale della gran parte degli organismi viventi: una struttura biologica fatta di una pluralità ci cerchi di varie dimensioni, aggregati l’uno all’altro, “[…] piccole monadi, come spiega Leda Lunghi nel testo della mostra, tutte differenti tra loro, [che] rappresentano l’individualità umana, la sua unicità e la sua intelligenza, ma anche la sua capacità di creare mondi contingenti, aggregati, la capacità di coniugarsi e contemporaneamente di dividersi e di dissolversi“.

A far da contraltare, nella stanza attigua, due lavori in plexiglass a parete, che rappresentano ciascuno una breve sequenza/interazione di monadi cellulari, molto eleganti nella loro attitudine minimal e che dialogano con l’ultima opera in esposizione, un quadro anch’esso caratterizzato da uno sfondo totalmente azzerato su cui sembra muoversi una concrezione colorata che si accompagna al riconoscimento di una connessione neurale o di una struttura di un organismo vivente, quale che esso sia.

La mostra di Elisa Cella è fragile e complessa, fragile come l’installazione aerea di 32 Kg e complessa come il problema che è il titolo stesso della sua mostra: un modo alternativo, in questo caso artistico, per rispondere a quel problema che in filosofia e scienza non ha risposta.

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Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi; nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte (“Kritika”, con l’artista Mihailo Karanovic e il critico Stefano Mazzoni). Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia sull’artista Andrea Mariconti per conto della galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. È stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, agente editoriale (Librimport, libri illustrati d’importazione) entrando in contatto con svariate agenzie di comunicazione come Armando Testa, Lowe Pirella, Ogilvy, Leo Burnett et cetera e redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.